Per il petrolio è nuovo record assoluto. A New York le quotazioni dell'oro nero hanno raggiunto livelli mai visti prima d'ora, battendo il precedente picco del 2 giugno (quando toccò i 42,45 dollari al barile) e raggiungendo la cifra tonda: 43 dollari al barile. E se il greggio vola, la benzina lo segue a breve distanza: in alcune località ha già toccato la soglia degli 1,2 euro al litro. E questi continui rialzi alla fonte non fanno ben sperare e minacciano nuovi aumenti che andranno a colpire i già tartassatissimi automobilisti.
Gli incendi degli impianti, gli scioperi degli operatori, ma anche la domanda in crescita in questa stagione dell'anno sono stati tutti motivi di speculazione sul mercato dei futures in scadenza a settembre, secondo gli esperti. I fondi speculativi hanno acquistato alla grande sostenendo quindi il trend rialzista innescato da tutti i problemi che le raffinerie di mezzo mondo hanno dovuto affrontare. A peggiorare la situazione l'attesa di un dato ancora in calo per la terza settimana consecutiva delle scorte settimanali di greggio negli Usa: si prevede infatti una riduzione di mezzo milione di barili.
Tutti fattori determinanti per i rialzi delle quotazioni a cui stiamo assistendo in queste settimane. A frenarli non bastano certo i recenti aumenti della produzione messi in campo dall'Opec, che non sono sufficienti a far fronte alla crescente domanda mondiale. Oltretutto pare proprio che ormai la produzione stessa sia arrivata alla sua massima capacità, elemento che non contribuisce proprio a frenare il valore del greggio.
Aggiungiamo a questo scenario la costante dell'incertezza geopolitica in Medioriente e il rischio di sabotaggi a infrastrutture che risultano fondamentali per l'approvvigionamento delle grandi potenze industrializzate e altri eventi di attualità come la crisi finanziaria del gigante petrolifero russo Yukos, ed ecco spiegata la curva dei prezzi in continua ascesa e quotazioni superiori del 39% allo stesso periodo dello scorso anno.
Il greggio è salito anche a Londra, dove registra un incremento di 29 cent, a 38,44 dollari, dopo aver toccato un massimo da otto settimane di 38,60 dollari. L'Opec dovrebbe riuscire questo mese a garantire una produzione di 30 milioni di barili al giorno per la prima volta dal 1979, secondo le previsioni degli esperti. Questo lascia la maggior parte dei Paesi produttori, Arabia Saudita a parte, con poca capacità di scorta di produzione. "Sappiamo che la domanda è alta e il mercato reagisce a ogni preoccupazione relativa alle scorte" osserva Julian Keites, analista Fimat. Appunto il dato sulle scorte settimanali di greggio e carburanti che il Dipartimento dell'Energia Usa comunicherà al mercato, secondo gli addetti ai lavori, nuove direzioni su cui orientarsi.