La nuova Parmalat ripartirà da una newco, una società alla quale verranno trasferiti attivo e passivo delle aziende oggetto della proposta di concordato. I creditori diventeranno azionisti e a gestire il tutto ci sarà una nuova governance. Queste le linee guida del programma di ristrutturazione che il commissario straordinario Enrico Bondi si appresta a presentare, insieme alla proposta di concordato, nelle prossime settimane.
Un piano che ricalca quindi quanto era stato anticipato qualche mese fa e per il quale è stato scelto come advisor Close Brothers.
E' prevista una governance completamente rinnovata rispetto al passato che vieta fra l'altro il cumulo della carica di presidente e amministratore delegato.
In particolare la società di nuova costituzione assumerà in via esclusiva tutte le obbligazioni nascenti dal concordato coi creditori del gruppo e le verranno trasferite le attività e le passività delle società oggetto della proposta di concordato nonché tutte le azioni revocatorie e risarcitorie intraprese da Bondi.
Una volta approvata dai creditori, si legge in una nota diffusa dalla società, la proposta di concordato "consentira' la soddisfazione integrale di tutti i crediti prededucibili e privilegiati e la soddisfazione dei crediti chirografari mediate assegnazioni delle azioni" della newco "in proporzione ai crediti ammessi allo stato passivo e tenuto conto delle masse attive e passive delle società in amministrazione straordinaria ammesse al concordato".
Quanto al consulente finanziario, individuato in Close Brothers, ha ricevuto l'incarico di valutare il programma di ristrutturazione nell'interesse dei creditori e di rilasciare una "opinion letter" sull'equità e la ragionevolezza, da un punto di vista finanziario, del corrispettivo da offrire a ciascuna categoria di creditori.
E' stato poi definito il sistema di corporate governance della nuova Parmalat il cui fine, che viene assunto come principio statutario e collocato fra i doveri degli organi sociali, e' "la protezione e la creazione di valore nel tempo per gli azionisti e gli altri soggetti interessati".
Sarà profondamente rivista la catena di controllo societario per garantire trasparenza (le societa' del gruppo saranno immediatamente percepite come tali dall'esterno), correttezza (basta ai paradisi fiscali), remunerazione del capitale (con una politica di dividendi resa possibile dalla semplificazione della stessa catena di controllo).
La nuova governance prevede poi uno statuto che elenca doveri di amministratori e sindaci, precisa il ruolo del presidente, indica le materie di competenza del Cda e i requisiti degli amministratori indipendenti che dovranno essere la maggioranza dei consiglieri. I membri del consiglio saranno eletti col voto di lista con una soglia del 2% per la presentazione. Stop a chi abbia ricoperto cariche nel gruppo nella passata gestione e a chi nei 180 giorni antecedenti la data dell'assemblea sia incorso in azioni penali. Previsti inoltre un codice di autodisciplina, uno di condotta per tutti i dipendenti e i collaboratori e procedure scritte per applicare i principi base sul controllo interno.