sport

E' morto Nando Martellini

Fu la voce del calcio dei mondiali '82

Nando Martellini, volto e voce storica delle telecronache sportive della Rai, è morto in un ospedale di Roma, dove era ricoverato da qualche tempo. La sua voce è legata soprattutto al commento televisivo delle partite della nazionale azzurra. Martellini seguì in particolare il Mondiale in Spagna: nella storia rimane il suo grido "Campioni del Mondo", ripetuto tre volte al fischio finale della gara vinta 3-1 contro la Germania. Aveva 82 anni.

Martellini, spiegano amici di famiglia, è morto al Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato a lungo in terapia intensiva. Le sue condizioni di salute erano gravi da tempo. La moglie Gianna, che Martellini aveva conosciuto quando era segretaria di Vittorio Veltroni ai servizi sportivi della Rai, aveva confermato la gravità della malattia del marito qualche settimana fa, quando è scomparsa un'altra voce storica del calcio, Enrico Ameri: "Nando sta molto male - aveva detto la moglie - e dobbiamo pregare per lui".

Dopo Sandro Ciotti ed Enrico Ameri, ora se ne va anche Nando Martellini. E' un altro piccolo pezzo di storia del calcio, e del costume, italiano che se ne va nel giro di soli dieci mesi. Quel "campioni del mondo", gridato per tre volte da Madrid, entrò nelle case di tutti gli italiani ed è un ricordo incancellabile di quel luglio '82, assieme all'immagine dell'urlo di Marco Tardelli e delle braccia di Zoff che stringono la Coppa, mentre Bruno Conti scoppia a piangere e il Presidente Pertini quasi cade dalla tribuna d'onore per la gioia. Nel luglio '82 non c'era ancora l'Auditel, non possiamo sapere con certezza quanti eravamo incollati alla tv in quella sera, ma di certo mai un altro evento sportivo fu seguito in maniera così massiccia.
Ricordi che scorrono assieme a quello di Martellini, che descriveva le gesta durante la telecronaca del secondo tempo di una partita, alle sette della domenica sera, prima che arrivasse Sky a portare nelle case le immagini di tutte le partite in diretta. Allora i
l mondo del pallone era più umano, anche le partite raccontate da Martellini, che nella notte della finale, poche ore dopo la partita, invece di immergersi anche lui nella grande festa madrilena salì sul primo aereo per l'Italia, perchè aveva un'altra festa da celebrare e non voleva assolutamente mancare: l'anniversario di matrimonio.
Ma Nando Martellini non fu solo il cantore dell'impresa degli azzurri al Bernabeu. Raccontò di quando Pelè salì fino quasi in cielo, rimase sospeso in aria per un istante e vanificò gli sforzi di Burgnich nella finale del '70, quella dei sei minuti di Rivera. Pochi giorni prima era stato sempre lui il cantore di Italia-Germania, l'epica del pallone, la partita che sarà sempre ricordata per l'altalena di emozioni e che ne provocò tante anche a Nando, cronista solitamente compassato ma che quella volta, quando segnò Rivera, provò a gridare ma aveva la voce soffocata dal sentimento che stava provando in quel momento.
Martellini era arrivato a quelle storiche telecronache quasi per caso: non era lui la prima voce Rai dell'epoca, ma il suo predecessore e maestro Nicolò Carosio, altro personaggio indimenticabile, che venne richiamato a Roma dopo aver definito "negraccio" il guardalinee etiope che aveva convinto l'arbitro brasiliano De Moraes ad annullare il gol degli azzurri in Italia-Israele 0-0. Martellini era una "bandiera", così come Ameri e Ciotti, così come Riva a Cagliari, Rivera nel Milan. Senza le sue "voci" storiche, il calcio ha perso molto in poesia.