Quando fa caldo e il bimbo non dorme: che fare? Un buono spunto ci viene dalle nostre nonne: parliamo delle filastrocche che da sempre fanno da viatico ai sonni dei più piccoli, ma con un nuovo approccio scientifico. Ecco allora la psicoanalisi in filastrocca per rispondere alle esigenze più profonde dei piccoli in modo a loro comprensibile e rasserenarli facendogli superare molti disagi, compresa la canicola. E' la sfida di Geni Valle, neuropsichiatra infantile e psicoanalista autrice del libro "Le Psicastrocche. Primizie di psicanalisi".
Nelle intenzioni dell'autrice, il libro è adatto ai profani che possono imparare divertendosi, ma anche agli esperti del mestiere che "ne potranno trarre un sapere diverso, forse meno serioso, ma più vero e immediato. A tutti, infine, sarà assicurata una lettura spassosa al ritmo delle rime e momenti di approfondimento con le ineguagliabili, in quanto a spirito, note a pie' di pagina".
Le domande dei bambini offrono allo psicanalista la possibilità di misurarsi con il proprio sapere che spesso diventa più diretto se si comunica attraverso il gioco di parole piuttosto che con il linguaggio serioso e troppo specialistico.
La scelta stilistica delle filastrocche, prima di tutto, è una scelta felice perché il ritmo cadenzato non solo imprime i concetti nella mente meglio di qualsiasi altro metodo e, in secondo luogo, perché il gioco di parole ha una potenzialità spesso insospettata.
Ma non si tratta solamente di un diletto per bambini, linguisti, poeti o innamorati. A chiedersi se sia il caso di modificare il nostro linguaggio per riuscire a spiegare concetti finora sconosciuti, è nientemeno che il premio Nobel Niels Bohr, uno dei fondatori della fisica quantistica alle prese con i problemi concettuali della nuova realtà dei quanti, per spiegare la quale, spesso non esistono i termini giusti perché devono ancora essere inventati oppure perché stravolgono completamente il nostro concetto di realtà.
Per Bohr siamo di fronte ad una "crisi delle parole": come parlare di una Natura di cui facciamo parte noi stessi quando tutto il linguaggio è impregnato di una concezione oggettivante? La sua risposta fu: è necessario cambiare la filosofia del linguaggio.
Le filastrocche come interpretazione del pensiero? Può essere una soluzione, anche perché, in questo modo si va a ripescare nell'inconscio bambino che è in ognuno di noi e il cui candore svela misteri che ci sembravano insondabili. Il libro sulle Psicastrocche si apre con la Filastrocca delle domande, nata dal suggerimento di un bambino. Ve la proponiamo:
...la psiche, l'incoscio, la psicologia,
lo psicanalista, la psicoterapia...???
Dov'è questa psiche, e poi com'è fatta?
E' grossa o sottile, è sana od è matta?
E' dentro la testa o si trova nel cuore?
Funziona in silenzio o fa qualche rumore?
E' solo una parte o tutta la mente?
Ce l'ho solo io o tutta la gente?
E quest'inconscio sarebbe quel posto
dove nascondo un pensiero nascosto?
Lo psicoanalista è un grillo parlante
oppure somiglia ad una cartomante?
E quando propina la sua terapia
è come Merlino che fa una magia?
Oppure riavvita qualche rotella
e infila un bullone nella rondella?
Qualcuno mi ha detto che dice parole
perché le persone non siano più sole
e trovino ancora in un sogno, in un posto
pensieri, emozioni che avevan nascosto...