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Pagelle, è scontro tra genitori e prof. Ma chi va male dice addio allo smartphone

La strada della comprensione è quella più battuta dalle famiglie. Ma anche i bravissimi devono fare i conti con genitori incontentabili

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Febbraio: tempo di pagelle. E di grattacapi per gli studenti, specie per quelli che hanno visto mettere nero su bianco voti non proprio esaltanti. Ma soprattutto per le loro famiglie. Come avranno reagito alla valutazione che le scuole hanno dato ai propri figli? Skuola.net ha voluto capirlo, “interrogando” 1500 genitori di ragazzi che frequentano le scuole medie e superiori, che già hanno ricevuto le pagelle di metà anno. E il quadro che ne viene fuori non è così scontato. 

Genitori incontentabili

Anche chi ha in casa uno studente modello, infatti, non sempre ha fatto salti di gioia di fronte a una sfilza di voti alti: tra loro, una percentuale non irrilevante (8%), vorrebbe che il figlio facesse ancora di più. Per fortuna, però, la stragrande maggioranza (86%) ha riconosciuto l’impegno e si dice orgoglioso.

Non a tutte le famiglie interessano le pagelle

Ma cosa succede se le cose sono andate male? Tra chi si è visto presentare una pagella con più insufficienze che sufficienze (è capitato all’8%, che nei professionali diventa il 13% e nei tecnici l’11%), il 46% si è arrabbiato, mentre ben il 10% si è detto indifferente. 

Voti disastrosi? Pazienza

Davanti a una pagella addirittura disastrosa, invece - anche qui è l’8% del campione, con un picco nettamente più accentuato nei professionali e nei tecnici, rispettivamente 22% e 15% - sale la quota dei genitori che non se ne curano: sono addirittura il 36% (forse per questo i ragazzi non si sono impegnati a dovere?), persino di più di quelli che l’hanno presa male (35%).

Domina l’approccio ‘morbido’

Ma quelli che si sono arrabbiati, come spiegano la débâcle? La maggior parte (53%) la imputano esclusivamente allo scarso impegno del figlio, anche se - dopo la sfuriata -  la strada maggiormente battuta è quella della comprensione. “Morbida” è stata la linea del 55% tra chi ha letto pagelle accettabili (con alcune materie ok e altre da recuperare), del 29% tra chi ha dovuto fare i conti con risultati disastrosi (che, con le dovute proporzioni, è un dato molto alto), e del 44% tra chi ha dovuto digerire una predominanza di voti negativi.

Le punizioni stanno scomparendo?

Che fine hanno fatto, allora, le tanto temute “punizioni” per i brutti voti che tanto hanno spaventato generazioni di studenti? Non sono del tutto sparite. Circa 1 genitore su 3, infatti, ha deciso di “mettere in castigo” i figli svogliati. Sono forse pochi, ma colpiscono duro, toccando le cose a cui i ragazzi tengono di più: il 60% ha impedito loro di utilizzare smartphone, videogiochi, computer finché non dimostreranno di aver capito la lezione, il 20% ha vietato di uscire con gli amici, il 5% gli ha tolto o diminuito la paghetta.

Dalle proteste ai litigi con i professori il passo è breve

Alcuni genitori indispettiti dai voti inattesi, tuttavia, non si limitano a risolvere la faccenda in casa. Così non manca chi punta il dito anche contro la scuola. È 1 su 5 ad ammettere di aver protestato in modo ufficiale (scrivendo lettere formali per chiedere spiegazioni o parlando con i singoli docenti). Il clima, inoltre, si fa particolarmente acceso durante i colloqui organizzati dalle scuole per motivare le pagelle. Laddove sono andati in scena (42% dei casi) la partecipazione è stata massima (l’81% dei genitori è andato). E in 1 caso su 4 il confronto non è stato proprio civile: qualcuno (15%) si è limitato ad alzare la voce, spesso condendo il discorso con insulti gratuiti; qualcun altro (12%) è però passato alle vie di fatto, scontrandosi fisicamente coi professori. I numeri non sono elevatissimi ma le percentuali, se riportate su larga scala, devono far pensare. 
 

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