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Le professioni che i giovani non vogliono fare? I primi segnali a scuola

I dati del Miur certificano la crisi di alcuni percorsi delle scuole superiori. Numeri che si riflettono nella difficoltà di trovare determinate figure lavorative. Ecco quali sono

lapresse

Tempo di iscrizioni alle scuole superiori: è ancora presto per sapere quali sono state le scelte dei nuovi liceali, quelli che inizieranno il ciclo a settembre. Ma è possibile sbirciare i dati sulle iscrizioni all'anno in corso, aggiornati a giugno 2019, per indovinare una tendenza: alcuni indirizzi professionali (e qualche tecnico) vedono un momento di vera e propria crisi, come riportato dal sito Skuola.net.

L’istruzione professionale, infatti, sta perdendo la propria attrattività, con un calo nelle iscrizioni alle prime classi dei vari percorsi che si verifica ormai da ben sedici anni. In mezzo, gli istituti tecnici, che tutto sommato galleggiano. Ma dall'analisi delle scelte di studenti e famiglie si può ricavare anche un'altra classifica: quella delle professioni in via d'estinzione o che stentano a decollare. Quelle che, in pratica, nessun ragazzo vorrebbe fare da grande. Ecco quali sono!

Che cosa ci dicono le iscrizioni: i licei, specie quello Scientifico, restano i preferiti

Il report del Miur dello scorso giugno ci dice che, ancora una volta, gli italiani hanno seguito la tradizione, spingendo i propri figli verso i Licei e, in particolare, verso gli indirizzi più radicati. Nell'anno scolastico 2019/2020, infatti, su 542.654 domande d’iscrizione inviate, oltre la metà (54,6%) indicava proprio un Liceo. Su tutti lo Scientifico, che si attesta al 15,2%, a cui va aggiunto un 8,2% dello Scientifico - opzione Scienze Applicate: in pratica, quasi 1 studente su 4 frequenta questi percorsi. Una preferenza, quella per le materie dell’area scientifica, che si riflette anche nella crescita delle iscrizioni agli istituti tecnici (31,0%), così suddivise: il 19,7% va verso il settore Tecnologico, l'11,3% verso quello Economico. Buono, comunque, pure il rendimento del Liceo Classico (6,7%), che sale ulteriormente rispetto agli scorsi anni (dodici mesi prima era al 6,5%&, l'anno precedente al 6,3%). Ancora meglio fa il Linguistico (9,2%), in crescita dello 0,1%.

Istituti professionali: la crisi delle iscrizioni non sembra aver fine

Di fatto, gli unici a perdere appeal, sono i percorsi professionali (fermi al 14,4%). E il dato sarebbe ancora più basso perché nel computo sono stati considerati anche chi frequenta i Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) organizzati dalle Regioni, che raccolgono l'1,4% di iscritti. Una caduta, quella degli Istituti Professionali, di quasi sei punti percentuali in appena cinque anni (nel 2014/15 erano al 19,4%, nel 2016/2017 crollarono al 17,5%, nel 2017/18 al 15,5%). Evidentemente le possibilità di trovare un lavoro subito dopo un diploma professionale hanno spaventato in parecchi. Secondo il Rapporto 2019 sulla Condizione occupazionale, infatti, il tasso di disoccupazione a un anno dalla maturità è pari, mediamente (includendo cioè tutti gli indirizzi), al 19,4%. Un dato rilevante, che si riduce lievemente tra i diplomati tecnici (18,2%) e i liceali (18,4%) ma che raggiunge un picco del 24,5% tra i diplomati professionali.

Dalla scuola al mondo del lavoro: cosa i giovani non vogliono proprio fare

Se poi si entra nel dettaglio degli undici indirizzi professionali, i dati sono ancora più sconcertanti: nell'anno in corso, ad esempio, gli istituti a indirizzo "pesca commerciale e produzioni ittiche" e quelli per la "gestione delle acque e risanamento ambientale" hanno avuto praticamente zero iscritti; così come i "servizi culturali e dello spettacolo" (0,1%) e le "'arti ausiliarie delle professioni sanitarie (0,2% di aspiranti 'ottici', 0,5% di potenziali 'odontotecnici'). Il settore "agricoltura, sviluppo rurale e valorizzazione dei prodotti del territorio" non ha avuto variazioni negli ultimi due anni (è fermo allo 0,7%). Il percorso "industria e artigianato per il "Made in Italy", invece, è all'1%; lo stesso vale per i "servizi commerciali" (1%). Solo un lieve aumento, infine, per l’indirizzo "enogastronomico e alberghiero" (da 5,8% a 6,0%), che in questo contesto a tinte buie rimane la prima opzione dei professionali. Anche i tecnici, però, hanno la loro 'pecora nera': è il "sistema moda", inamovibile dal suo 0,2% di iscritti.

Ma non tutto è perduto. Ripartendo dai territori il mondo dei mestieri può rialzare la china. Visto che la scelta dell’indirizzo professionale è strettamente legata alla geografia. Ad esempio, il percorso ”enogastronomia e ospitalità alberghiera” va molto forte nelle regioni del Sud Italia, dove la domanda di lavoratori provenienti da questi tipo di formazione è più alta rispetto alla media nazionale. E per lo stesso motivo al Nord raccolgono molte adesioni gli studi attinenti all’erogazione di "servizi commerciali e alla persona".

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