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Alla (ri)scoperta di Super Mario, l’idraulico italiano più famoso al mondo

L’uomo che doveva essere Braccio di ferro, ma finì per diventare la mascotte Nintendo

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Siamo all’inizio degli anni ‘80. Lasciatevi alle spalle l’idea di complicati videogiochi tripla A - ma anche doppia, o singola; anche solo il "comparto narrativo", di cui ormai parliamo quasi quotidianamente, non era che una fantasia nella testa di pochi. A un designer alle prime armi, un certo Shigeru Miyamoto, viene dato il compito di ritoccare un progetto su licenza non andato in porto - nella fattispecie un videogioco sul popolare personaggio Braccio di ferro.

Si deve correre ai ripari: ci sono un numero importante di cabinati destinati al mercato americano con un software da rimpiazzare - già, perché Radar Scope, un prodotto pubblicato da Nintendo nel 1980, non era riuscito a riscuotere, negli Stati Uniti, il successo che ci si aspettava, lasciando la compagnia giapponese con un numero preoccupante di macchine invendute. Cosa fare? La risposta più semplice, per Miyamoto, fu quella di trovare delle analogie al terzetto di personaggi di Braccio di ferro - e possiamo dire che mai, nella storia videoludica, scelta fu più azzeccata.

L’antagonista Bruto si tramuta in uno scimmione un po’ tonto, Donkey Kong, la ragazza da salvare passa da Olivia a Lady (poi ribattezzata Pauline) e il protagonista molla la pipa e acquista i baffi, ma non il nome che tutti conosciamo: inizialmente era infatti chiamato Mr. Video, poi Jumpman. Al momento dell’uscita del seguito di Donkey Kong (Donkey Kong Junior), il nostro eroe in salopette si è guadagnato un battesimo dal sapore italiano - in realtà italo-americano, stando alla versione più accreditata della storia (il nome gli sarebbe stato dato in onore del padrone dell’edificio che ospitava la sede di Seattle di Nintendo); curiosamente, in quell’occasione (l’unica nella sua storia), Mario svolgeva il ruolo di antagonista!

In due anni (per la precisione dal 1981 al 1983) il nostro italiano baffuto e salterino ha cambiato lavoro; se in Donkey Kong, per coerenza rispetto all’ambientazione proposta, “Jumpman” era un carpentiere, in Mario Bros., data l’abbondanza di tubature, cunicoli e strutture sotterranee presenti, è diventato idraulico. Mestiere che pratica ancora oggi - almeno formalmente!

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Con l’arrivo del primo vero videogioco della sua serie, Mario non ha soltanto aggiornato il curriculum, ma anche l’albero genealogico: al suo fianco, infatti, è comparso il fratello Luigi. Per l’arrivo del mondo fungoso e di due figure chiave del franchise occorre aspettare il 1985, quando in Super Mario Bros. l’attenzione si sposta da New York al Mondo Fungoso, dove la principessa Toadstool (poi diventata Peach) finisce nelle grinfie del malvagio Bowser. E il resto, come si dice, è storia.

Qual è la caratteristica principale di Mario, oltre al suo design? Se dovessimo sceglierne una, dovremmo per forza di cose indicare il salto. Elemento portante del primissimo capitolo della serie, è il principale strumento a disposizione del giocatore per interagire col mondo: vuoi scovare un potenziamento nascosto in un mattoncino? Salta fino a toccarlo col pugno; vuoi sbarazzarti di quel mostro malefico che ti viene incontro? Saltagli in testa. Questo superpotere, all’apparenza così poco super, si è evoluto negli anni fino ad arrivare alle splendide acrobazie che abbiamo potuto eseguire in Super Mario Odyssey. Il salto di questo idraulico italo-americano ci ricorda sempre che la possibilità di muoversi - e di muoversi in modi divertenti e stravaganti - è il primo (e forse, in un certo senso, il principale) ingrediente di un videogioco.

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Sono passati oltre trent’anni, da quando Mario-non-ancora-Mario saltava barili andando incontro a scimmioni enormi, e in questo spazio di tempo la mascotte Nintendo è apparsa in più di cento giochi, spesso e volentieri lasciandosi alle spalle i confini del proprio genere iniziale (platform) per sperimentare di tutto: dal tennis al golf, passando da corse improbabili e convincenti prove da lottatore da picchiaduro. Il sogno di Miyamoto di creare un personaggio ricorrente, senza dubbio, si è realizzato.

La sua fortuna sembra tutt’altro che esaurita: chi può dire per quanti anni ancora Mario rimarrà sulla cresta dell’onda? Una cosa è certa: senza dubbio servirà ben più di un primate o un bestione sputafuoco cancellarlo dalla nostra memoria.

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