"Volevo bene a Desy, veniva spesso a casa mia a giocare con mio figlio, non le avrei mai fatto del male. Non ne sarei stato capace, sono anch'io un padre di famiglia". Giovanni Erra, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Desirée Piovanelli, in carcere prega Padre Pio e ribadisce la sua innocenza. "Sono sempre stato molto religioso, adesso in carcere la preghiera è diventata la mia attività principale. Padre Pio mi è anche apparso in sogno".
Nella cella del penitenziario bresciano di Canton Mombello, Erra ha appeso limmaginetta di Padre Pio e quella della Madonna, insieme alle foto dei suoi calciatori preferiti e alle fotografie del figlio. E controllato a vista da un agente sia per evitare che compia gesti autolesionistici sia perché si temono reazioni da parte di altri detenuti, visto che il delitto di cui è accusato è ritenuto infamante allinterno della struttura. Anche lora daria cui ha diritto la trascorre da solo, curato da un secondino.
Erra però non si perde danimo e ribadisce la sua innocenza: Spero che la mia innocenza venga provata al processo dappello avrebbe detto il 36enne di leno, come riporta La Repubblica Spero che in carcere riflettano quei tre ragazzi e che si decidano finalmente a dire la verità. Soprattutto Mattia, il più piccolo, che ha detto molte cose non vere. La verità è che io con la morte di Desy non centro niente.
Di notte non dorme e assume diversi farmaci contro la depressione, gli attacchi di panico, lansia. Solo quando guarda le foto del figlio si rianima. Mi viene a trovare, insieme a mia moglie. Mi vogliono bene, non mi hanno mai abbandonato, anche se sono la pecora nera della famiglia dice Erra. Quella sentenza che lo ha condannato allergastolo non se laspettava proprio