cronaca

Bancarotta, arrestato Federico Pepe

A domiciliari expresidente Banco Napoli

L'ex amministratore delegato del Banco di Napoli, Federico Pepe (ora vice presidente Banca Opi del gruppo San Paolo Imi) è agli arresti domiciliari per concorso in bancarotta fraudolenta del gruppo Italgrani. Analogo provvedimento è stato emesso nei confronti di Pier Domenico Gallo e Gerardo Rescigno, esponenti della società di advisoring Gallo.

Le ordinanze di custodia cautelare riguardano una indagine scaturita dal procedimento penale relativo al crac del gruppo "Italgrani" nell'ambito del quale nel gennaio del 2001 finirono in manette l'imprenditore Franco Ambrosio, titolare del gruppo, e i figli Massimo e Mauro; nel maggio del 2002, poi, altri provvedimenti restrittivi furono notificati a un funzionario del Banco di Napoli, Mario Amitrano e ai responsabili del settore contabilità dell'Italgrani (Pasqualino Giardino e Luigi Schiavo).

Le indagini successive hanno portato alla luce una rete di riciclaggio delle centinaia di miliardi erogati da un pool di istituti di credito che faceva capo al Banco di Napoli; si trattava, dicono gli inquirenti, di finanziamenti ottenuti con documentazioni falsificate che transitavano su conti correnti esteri, soprattutto in Svizzera, intestati a società off shore nella disponibilità della famiglia Ambrosio.

Nell'ottobre del 1999, periodo nel quale "Italgrani" fallisce, secondo quanto è emerso dalle indagini, ci furono contatti "tra un ex ministro e esponenti del governo in carica per cercare di evitare il fallimento". Per gli inquirenti, la responsabilità della società Gallo consiste nell'aver elaborato, sostenuto e fatto approvare più piani di ristrutturazione per fare fronte ai debiti del gruppo verso venti banche creditrici, per complessivi 1.100 mld di lire.

Le responsabilità addebitate al Banco di Napoli, che come capofila della convenzione di ristrutturazione doveva vigilare sull'esecuzione di questo stesso piano, è, per i magistrati, quella di "aver violato importanti clausole nella convenzione interbancaria a tutela degli interessi dei creditori", e , di aver accettato acriticamente, sapendole falsamente manipolate, le proiezioni economico-patrimoniali-finanziarie fornite dall'advisor".