"Mi è stato notificato un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa da porre in relazione, verosimilmente, alla vicenda Miceli. Proclamo fin d'ora, con decisione, la mia assoluta estraneità ai fatti contestati". Lo ha affermato il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, indagato per associazione mafiosa nell'inchiesta che ha portato in carcere un ex assessore comunale, due medici e un imprenditore.
Salvatore Cuffaro ha voluto così rassicurare "tutti i siciliani che hanno riposto in me la loro fiducia". "Tuttavia - ha continuato Cuffaro - questa è materia processuale che sarà chiarita nelle opportune sedi giudiziarie. Ma c'è un problema politico più grave che intendo invece affrontare da subito: non è pensabile trascorrere i prossimi anni del mio mandato spiegando alla gente che non hanno eletto un mafioso alla presidenza della Regione".
"Sarebbe un danno incalcolabile - spiega Cuffaro - per l' interesse della Sicilia e dei siciliani, proprio in un momento nel quale stiamo cogliendo risultati importanti. Per queste ragioni ho chiesto al presidente dell' Assemblea regionale di convocare subito un dibattito d'aula. Al parlamento siciliano consegnerò le mie decisioni".
"Con questo episodio - aggiunge Cuffaro - la Sicilia si conferma, purtroppo, terreno di un rapporto quasi mai critico tra la politica e l' esercizio dell' attività giudiziaria che, determinando un clima di permanente incertezza, finisce per offrire oggettivamente spazio al protagonismo dei poteri trasversali e criminali cui forse ha nuociuto l'azione decisa che ho condotto in questi anni di governo".