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Iraq,preso ex ministro informazione

Said al Sahhaf detto "Alì il comico"

Catturato in Iraq l'ex ministro dell'informazione Mohammed Said al Sahhaf. Le truppe americane lo hanno scovato in un sobborgo di Baghdad, in casa di un parente, dove guardava le televisioni satellitari.L'ex ministro era soprannominato "Ali il comico" per le sue conferenze stampa, in cui professava fede cieca nel regime di Saddam Hussein.

Celebri le sue affermazioni durante la guerra in Iraq. "Baghdad è sicura", continuava a ripetere Saeed al Shaf, mentre tutt'intorno infuriava la battaglia. E ancora: "Gli infedeli americani non si vedono da nessuna parte"; "I soldati del leader Saddam Hussein e le sue magnifiche forze hanno dato agli americani una lezione indimenticabile".

Poi, dal 9 aprile scorso, di lui non si è saputo più nulla. L' immagine divenuta ormai familiare del ministro - camicia verde militare, basco nero delle forze armate irachene, occhiali da vista - non è più apparsa sugli schermi della Tv satellitare irachena. Si è dissolto, assieme agli altri esponenti di un regime caduto.

Durante la guerra, Said al Sahhaf è stato la voce e l'anima vera del regime. E' comparso in televisione, giorno dopo giorno, per rincuorare i suoi compatrioti e insultare le truppe nemiche. "Le amministrazioni degli infedeli a Washington e Londra stanno mandando i loro soldati all'inceneritore", diceva mentre le Tv occidentali e la stessa emittente araba Al Jazeera mostravano l'avanzata delle forze americano-britanniche.

La menzogna non l'ha mai spaventato. E alla bugia Said al Sahhaf - che aveva il vezzo di essere l' unico dirigente iracheno senza i baffi alla Saddam Hussein - aggiungeva l'insulto: ha chiamato "deficiente" il presidente George W. Bush; "imbroglione", "somaro" e "cane" il segretario alla difesa Donald Rumsfeld. L'amministrazione americana era per lui "la gang di bastardi della Casa Nera", "una gang internazionale di furfanti e criminali", "una povera e futile gang colonialista". I soldati americani erano "carcasse"; i britannici "orde di depravati", "mercenari", "ignobili", "miserabili". Per indicare allo stesso tempo americani e britannici il suo termine preferito era invece 'Oudjoul', un antico termine arabo che ha costretto molti telespettatori a ricorrere al dizionario per scoprire che significa "infedeli".

Nato nel 1940, Said al Sahhaf ha aderito al partito Baath quando era ancora studente di letteratura inglese all'Università di Baghdad. Dopo che il Baath ha preso il potere, il 17 luglio 1968, è diventato direttore generale delle emittenti radio e Tv di Stato e quindi ambasciatore a New Delhi, Roma e Stoccolma negli anni '70, prima di essere nominato vice ministro degli esteri nel 1980. In questa veste ha incontrato a Baghdad nel 1983 Donald Rumsfeld, allora inviato del presidente americano Ronald Reagan.

Durante l'invasione del Kuwait, nel 1990, aveva detto ai kuwaitiani: "Una nuova generazione di iracheni vi spazzerà via". Promosso ministro degli esteri nel 1992, dopo aspre critiche al suo operato rivoltegli dal quotidiano Babel - diretto dal figlio maggiore del rais, Uday - Said al Sahhaf era stato destituito nell'aprile 2001, ma è diventato ministro dell'informazione e da allora ha svolto il suo incarico con zelo probabilmente eccessivo.

Dopo la fine della guerra si sono moltiplicate su di lui le voci più disparate. Per citarne solo alcune: si è suicidato, ha tentato il suicidio, tratta la resa con gli americani, è fuggito all'estero, si è nascosto in casa di parenti, vive tranquillamente nella sua abitazione di Baghdad.