L'azienda Italia quest'anno risparmierà parecchio sul petrolio. La bolletta dell'oro nero infatti si aggirerà, a fine 2003, a 14,1 miliardi di euro: 1,5 in meno rispetto al 2002, quando le uscite per acquistare greggio e prodotti derviati fu pari a 15,6 miliardi. Sul costo della bolletta petrolifera il risparmio finale sarà quindi del 10% circa, secondo le stime dell'Unione petrolifera.
A comunicare l'andamento del mercato è stato il presidente dell'Upi Pasquale De Vita durante l'assemblea annuale. Scenderà anche la fattura energetica: qui la bolletta da pagare sarà di 25,4 miliardi di euro, uno in meno rispetto all'anno precedente.
"Se le quotazioni internazionali dovessero poi cedere ulteriormente" ha aggiunto De Vita "la bolletta petrolifera potrebbe calare ancora: la media annua è di 500 milioni di euro di risparmio per ogni dollaro in meno sul costo del barile di greggio".
La flessione della spesa, dovuta anche agli attuali livelli delle quotazioni del greggio in dollari e alla forte ripresa dell'euro nei confronti del biglietto verde, è legata soprattutto ai previsti minori consumi di petrolio: le importazioni sono state inferiori all'anno scorso per circa tre milioni di Tep (tonnellate equivalenti petrolio), per un risparmio di 600 milioni di euro".
Le riduzioni di volumi attese nei consumi di petrolio saranno comunque "ampiamente compensate da altre fonti, soprattutto il gas". E tale incremento, insieme "ai tempi differiti con cui le variazioni delle quotazioni internazionali del greggio si trasmettono ai prezzi internazionali delle altre fonti, dovrebbe limitare" continua De Vita "a circa un miliardo di euro la riduzione della complessiva bolletta energetica (da 26,450 a 25,4 miliardi di euro)".
"Naturalmente si tratta di proiezioni ipotetiche" ricorda il presidente dell'Unione, sottolineando che "il mercato petrolifero, sempre arduo da decifrare nei suoi movimenti futuri, lo è tanto di più oggi che il sistema di rapporti che lo regola potrebbe essere destinato a cambiamenti".
"Molte sono infatti le incognite" spiega ancora De Vita, ricordando le incertezze sulle future strategie dell'Iraq. Se cioè il Paese "continuerà a muoversi in stretta cooperazione con l'Opec, oppure cercherà di massimizzare la produzione e le risorse per far fronte alle esigenze della ricostruzione (anche se c'è il rischio di determinare un cedimento generale dei prezzi)". E, ancora, De Vita si chiede se l'Opec avrà "ancora spazio sufficiente per modulare offerta e domanda mondiale".
E De Vita interviene anche facendo le sue previsioni sulle quotazioni future dell'oro nero. Secondo il numero uno dell'Unione non sono lontani i tempi in cui il prezzo scenderà sotto quota 25 dollari. "Sembra da escludere nel futuro un ciclo di quotazioni elevate, superiori per lungo tempo ai 25 dollari al barile", sottolinea, aggiungendo però che quest'anno, per l'Italia, il prezzo medio del greggio dovrebbe attestarsi sui 27 dollari, "a patto che nei prossimi sei mesi non superi i 26 dollari per recuperare i picchi del primo scorcio dell'anno, caratterizzato dalle tensioni per la guerra in Iraq".
Per quindici anni, dall'86 al 2000, le quotazioni sono state quasi sempre sotto i 20 dollari al barile per poi superare, dal 2000, questa barriera situandosi, mediamente, sui 25,4 dollari il barile. "Un salto" ricorda De Vita "senz'altro notevole ma che sembra costituire un recupero di inflazione subita dal dollaro". Sul lato della disponibilità, invece, De Vita sottolinea che il problema potrebbe essere opposto a quello temuto finora. E ipotizza anche una possibile bolla nell'offerta: si potrebbe arrivare dunque a un eccesso di offerta di petrolio sul mercato.