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Sudan e Osama: relazioni pericolose

I frequenti legami con Al Qaeda

Così come l'Afghanistan era piombato al centro dell'atlante internazionale all'indomani degli attacchi dell'11 settembre, un altro Paese si è fatto strada tra i titoli dei giornali, sempre per i suoi legami con Al Qaeda o con il terrorismo internazionale. L'episodio della nave Baltic Sky, carica di esplosivo e diretta proprio nella capitale Khartoum, è solo l'ultimo di una serie tale da far inserire il Sudan nella lista dei sette "Stati canaglia" accusati, dopo l'11 settembre, dal Dipartimento di Stato Usa di sostenere il terrorismo internazionale.

Osama Bin Laden ha vissuto in Sudan dal 1991 al 1996, quando è stato costretto a spostarsi in Afghanistan. Là ha costruito parte delle proprie fortune politiche ed economiche. Osama, giunto in Sudan dopo essere stato espulso dall'Arabia Saudita, allaccia stretti rapporti con il governo di Omar El Bashir.

Il Sudan dispone di ricchi giacimenti petroliferi nel Sud: quando arriva Osama ci sono le raffinerie, ma mancano le infrastrutture: oleodotti, strade, ponti e aeroporti. I capitali e le imprese di costruzioni di Bin Laden realizzano una grande strada, la Thaadi Road ("strada rivoluzionaria") che, collegando la capitale Khartoum a Port Sudan, nel Mar Rosso, permette il supporto della costruzione degli oleodotti che trasportano il greggio dai giacimenti della regione interna di Bahr el Gazal al porto. Nel frattempo Osama prende in moglie (la terza) una nipote di Hassan Tourabi, uomo di potere a Karthoum.

Se formalmente Osama è stato pagato dal governo sudanese con la cessione della Conceria di Khartoum, nella realtà Bin Laden può utilizzare un passaporto diplomatico sudanese, ha a disposizione le ambasciate sudanesi come basi d'appoggio in tutto il mondo e utilizza le banche di Khartoum per i propri capitali. Mette in piedi anche una finanziaria, la "Taba Investment Fund", utilizzata per riciclare la valuta sudanese in dollari e sterline.

Nasce da qui un legame forte, individuato e temuto a Washington. Il Sudan è accusato di fomentare il terrorismo islamista ed è più volte condannato per le violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione cristiana del Sud del paese. Nel 1995 il regime sudanese è accusato di complicità con i terroristi che avevano attentato alla vita del presidente egiziano Hosni Mubarak. Dopo le stragi dell'estate 1998 contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania, il Sudan è colpito dalla rappresaglia di Bill Clinton. Osama se n'è già andato in Afghanistan, dopo che il Sudan cede alle pressioni della comunità internazionale, ma i contatti sono sempre fervidi.

Il 2 ottobre 2001 rappresenta una piccola svolta: insieme allo Yemen, il Sudan approva una risoluzione dell'Onu per sconfiggere i terroristi negando loro mezzi, sostegno e rifugi sicuri. Il gesto rappresenta una pubblica condanna degli attentati alle Torri Gemelle. L'Onu toglie l'embargo e il Sudan gode di un buon momento nelle relazioni diplomatiche con l'Occidente.

I sospetti di supporto al terrorismo però non sono tramontati e tornano in voga nel settembre 2002, quando Osama tentò di far tornare il proprio tesoro in oro nel Paese africano. Al Qaeda inviò grosse quantità di oro dal Pakistan in Sudan facendole transitare per Emirati Arabi Uniti e Iran. Varie spedizioni di casse d'oro, in genere camuffate da altre merci, sono state fatte partire su piccole imbarcazioni dal porto di Karachi dirette o in Iran o a Dubai. Da lì, mescolate a altri prodotti, sono state imbarcate su aerei diretti a Khartoum.