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Quando i centimetri battono la mano

Tennis sempre più vittima dei giganti

Dall’alto dei suoi 208 centimetri, più che dal 203° posto nella graduatoria mondiale, che lo rendono il giocatore di tennis più alto della storia, Ivo Karlovic è entrato dritto dritto nella storia di Wimbledon per aver sconfitto al primo turno il campione in carica Lleyton Hewitt, cosa che era accaduta solo una volta nel torneo londinese. Un’impresa che, però, fa riflettere su quanto sia cambiato lo sport della racchetta negli ultimi anni. Rispetto al passato, infatti, quando ad emergere, e a vincere, erano giocatori di media statura come bjorn Borg, John McEnroe o Stefan Edberg giusto per citarne un paio dei più rappresentativi, nel tennis moderno, diciamo da Ivan Lendl in poi, i giganti della rete hanno cominciato a farla da padrone. Altro che darsi al basket. E non solo perché l’altezza media si è notevolmente alzata. Senza arrivare agli estremi di Karlovic, giocatori come Kafelnikov o Ivanisevic, due che hanno centrato almeno un torneo del Grande Slam, dimostrano come l’altezza sia diventata un aspetto fondamentale. Non che Hewitt sia basso, anzi. Il suo metro e ottanta, però, non è più sufficiente anche perché l’altezza media dei primi dieci tennisti della classifica Atp è di 1,85 metri. Ma perché i centimetri contano così tanto nel tennis di oggi? E’ presto detto. Il gioco moderno è diventato fisico più che tecnico e la potenza del servizio conta quasi come una mano di velluto. Provate voi a rispondere a una battuta che supera i 200 km/h