"Non riuscirò mai a darmi pace, neppure se quel bastardo restasse in galera per tutta la vita. Nulla sarà mai più come prima". Capelli tagliati molto corti, orecchino, una tenuta da ginnastica con maglietta e pantaloncini corti, Luciano Lanfranconi, 27 anni, il fratello di Teresa, la studentessa uccisa mercoledì a Mariano, rompe il silenzio in cui si è chiusa la famiglia della ragazza e racconta il suo dolore.
"Mia sorella - dice - era una ragazza buona, gentile con tutti, non avrebbe mai fatto male a nessuno". "Vorrei tanto sapere cosa c'entra quello lì con lei", aggiunge riferendosi a Giovanni Gambino, il 20enne fermato con l' accusa di avere ucciso la sorella.
Dopo la morte della madre, Luciano Lanfranconi è rimasto a vivere con il padre, mentre la sorella Mara, alla quale somiglia moltissimo, e Teresa, del tutto diversa, alta e bionda, venivano affidati agli zii. Ora lui non riesce a darsi pace. Quando ha saputo del fermo è andato davanti alla caserma.
Camminando nervosamente avanti e indietro, la sigaretta sempre accesa tra le mani, il giovane è stato trattenuto a stento dagli amici: "Voglio vederlo in faccia - ha urlato più volte - voglio vedere come è fatto quello che ha ucciso mia sorella. Mi devono solo arrestare per impedirmelo".
Poi, con le insistenze degli amici, si è calmato, ma la sua rabbia, che gli impedisce anche di piangere, non si è placata. "Spero solo che quello lì non esca subito dal carcere - ha mormorato - anche se nulla servirà a ridarmi mia sorella, che almeno lui stia dentro per tutta la vita".