Duisenberg questa volta non delude e, in linea con quanto sperato dagli analisti, taglia i tassi di interesse di 50 punti base, portando il saggio di riferimento al 2%. Il livello più basso non solo dalla nascita dell'euro, ma dal dopoguerra. Si è tornati così sui livelli rintracciabili nel lontano 1948, ai tempi del piano Marshall, cioè degli aiuti per la ricostruzione post-bellica. Una scelta difficile, ma necessaria, spiegano dalla Bce, per rilanciare gli investimenti.
La sforbiciata ai tassi applicata dalla Bce è stata fatta soprattutto per scongiurare il pericolo di un ulteriore rallentamento della crescita economica. La ripresa stenta infatti ad arrivare, anzi si parla di fase di stallo. La fiducia di imprese e famiglie non decolla, nonostante la fine della guerra in Iraq. E sui mercati continua a regnare la volatilità.
In queste condizioni un allentamento della politica economica si è fatta praticamente inevitabile.
La riduzione aiuterà le imprese e le famiglie, ma soprattutto il nostro export che ha risentito molto dell'eccessivo deprezzamento del dollaro.
Duisenberg ha comunque escluso rischi di deflazione in Eurolandia. "Non vi sono previsioni che indicano rischi di deflazione nell'eurozona", ha spiegato il presidente. "Anzi dai controlli incrociati emergono previsioni favorevoli sulla stabilità dei prezzi". Quanto all'inflazione, essa dovrebbe scendere sotto il 2% nel medio termine.
E l'iniezione di liquidità che deriva dal taglio dei tassi, ha aggiunto, non condurrà a pressioni inflazionistiche e proprio il basso tasso di inflazione porterà a un miglioramneto della competitivita' di alcune regioni europee.
In passato la Bce aveva ripetuto più volte che l'attuale livello dei tassi di interesse è già ai minimi storici e che la politica monetaria non è uno strumento per la ripresa economica. E aveva esortato i vari Paesi ad attuare le riforme del mercato del lavoro per rafforzare le prospettive a lungo termine. Ma questa volta la sforbiciata è stata necessaria per cancellare le speculazioni sui tassi per un po' di mesi e per dare alla stessa Bce la possibilità di valutare se una ripresa sta prendendo piede o meno.
Ciononostante Duisenberg non ha perso occasione per ricordare ai Paesi che la politica monetaria da sola non basta a favorire una duratura crescita economica ed una ripresa dell'occupazione. Occorre quindi applicare le tanto sospirate riforme strutturali.
Infine il presidente uscente della Bce ha precisato che anche dopo questo corposo taglio, in Europa rimangono comunque ulteriori margini di manovra. Se gli Stati Uniti, che hanno un livello di tassi inferiore a quello dell'area euro, hanno ancora margine di manovra, si può immaginare che anche la Bce abbia margine per intervenire, ha spiegato il banchiere olandese. Duisenberg ha sottolineato, tuttavia, di non avere "alcuna aspettativa, alcuna tendenza" sui tassi. "Posso dire solo che monitoreremo la situazione e che agiremo in maniera adeguata, se necessario", ha concluso il presidente della Bce.