L'omosessualità non sarebbe più da condannare, ma da accettare tanto quanto l'eterosessualità, parola di italiano. E' quanto emerge da un'indagine condotta da Eurispes alla vigilia del Gay Pride di Bari. Giovani, donne, persone di sinistra e laureati i più tolleranti verso gay e lesbiche. Ma sul posto di lavoro la situazione cambia: dichiararsi omosessuali, secondo il sondaggio, sarebbe ancora fonte di ricatti, condizionamenti e discriminazioni.
Fare il cosidetto "outing" - dichiarare cioè la propria tendenza in fatto di preferenze sessuali - ora, in Italia, è possibile e ben tollerato. Almeno in apparenza. Perché quando l'omosessuale dichiara i propri "gusti" amorosi se da una lato si libera da un peso, dall'altro va ancora in contro, soprattutto sul lavoro, a una serie di svantaggi.
La ricerca di Eurispes sulla condizione degli omosessuali in Italia - condotta su un campione di 2.000 intervistati - ricorda, in proposito, uno studio dell' Ufficio nuovi diritti della Cgil, secondo cui la condizione dell'omosessuale "è addirittura peggiorata rispetto al passato".
La nuova flessibilità del mondo del lavoro renderebbe i gay, infatti, "più ricattabili". A ciò si aggiunge il fatto che gay e lesbiche "non possono beneficiare né di ferie matrimoniali, né di assenze giustificate per motivi di famiglia, né di rimborsi per trasferimenti familiari: essendo poi senza figli, sono spesso i primi ad essere colpiti in caso di riduzione del personale".
In ogni caso, almeno al di fuori dell'ufficio, la situazione sta cambiando. Il nord-est d'Italia è il più aperto: sono scelte d'amore, semplici preferenze, un modo di essere che non urta la sensibilità dei più giovani e di gran parte delle donne.
A sorpresa, il sud mostra un'apertura mentale maggiore rispetto al centro della Penisola, dove la posizione resta su linee conservatrici: l'omosessualità è immorale per il 13,9 per cento della popolazione del centro, contro l'11,2 del sud, il 10,7 del nord-ovest, il 9 delle isole e il 5,8 del nord est.
Secondo lo studio, quasi la metà degli intervistati (il 49,2 per cento) ritiene che essere gay o lesbiche sia una libera scelta in fatto di amore, mentre il 32,8 per cento afferma di poter tollerare l'omosessualità purché non praticata. Le riserve maggiori si registrano tra gli intervistati più in là con gli anni, indipendentemente dalla provenienza geografica.
Su un punto, però, anche i più tolleranti sembrano non transigere: va bene dire sì ai matrimoni gay (anche se resta alta la percentuale dei contrari, il 41,7 per cento), ma di permettere l'adozione di figli da parte delle coppie gay non se ne parla nemmeno.
Solo il 27 per cento si dice favorevole alla possibilità per una coppia omosessuale di avere un figlio, mentre il 63,4 per cento risponde no. Il rifiuto e lo scetticismo sono sostanzialmente uguali se a rispondere sono donne o uomini (60,9% e 65,9%), giovani o anziani (61,6% tra i 18 e i 24 anni, 69% oltre i 65 anni), istruiti o meno (63,1% dei diplomati, 68,4 dei possessori di licenza elementare o di chi non ha alcun titolo di studio).