Si chiama Idaho Gem ed è il primo mulo fotocopia. L'esperimento è stato condotto dai ricercatori dell'università dell'Idaho. Il successo è doppio: per la prima volta si è riusciti a clonare un equino e si potrà dare discendenza a un animale sterile. Non solo. La clonazione del mulo potrebbe fornire un valido contributo alla ricerca sul cancro: gli scienziati sono riusciti a determinare l'influenza dei livelli di calcio nella crescita delle cellule.
L'animale è di sesso femminile, ha 25 giorni ed è in buona salute. Deve il suo nome al fatto di essere nato nell'università statunitense dell'Idaho. A realizzare l'impresa scientifica sono stati i ricercatori dell'Idhao University, guidati dall'esperto di Scienze animali e veterinarie Gordon Woods. La notizia, riferita dal New Scientist, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Science. "Gli equini", ha rivelato Woods, rappresentano una vera sfida per gli scienziati perché i loro ovociti sono molto più "lenti" e rispondono meno alle tecniche di fecondazione artificiale e di clonazione". Nell'esperimento sono stati impiantati 305 ovociti in altrettante madri surrogate. "Abbiamo ottenuto 19 gravidanze; il primo piccolo è nato e altre due gravidanze sono in stato avanzato", ha detto Woods.
Le ripercussioni più immediate della scoperta sono quelle applicate agli sport equestri e agli allevamenti equini, che potrebbero clonare a ripetizione i campioni degli ippodromi. Con ripercussioni economiche incalcolabili. Ma questo risultato rappresenta anche un passo avanti per la scienza che, partendo da modelli animali sempre più complessi, potrà ottenere ricadute positive anche nella ricerca e lo studio di malattie umane. Una delle maggiori speranze dei ricercatori è che dalla clonazione del primo equino possa derivare un nuovo modello animale per comprendere meglio i meccanismi che scatenano i tumori nell'uomo.
Idaho Gem è anche il primo clone di un animale ibrido ed è la copia perfetta di un campione di proprietà di un uomo d'affari dell'Idaho. Con i loro 63 cromosomi, i muli sono infatti il frutto dell'incrocio tra un asino, il cui patrimonio genetico ha 62 cromosomi, con una cavalla, 64 cromosomi. Finora ottenere ogni specie equina in laboratorio era considerato un sogno dai ricercatori, ma a mettere gli studiosi sulla buona strada è stata innanzitutto l'osservazione che il processo riproduttivo degli equini richiede grandi concentrazioni di calcio. Di conseguenza, il gruppo di Woods ha deciso di immergere sia gli ovociti sia gli embrioni clonati in un ambiente ricco di calcio.
Le concentrazioni di calcio sembrano essere la chiave non solo per clonare gli equini, ma per mettere a confronto la biologia cellulare di equini e uomini, allo scopo di comprendere meglio l'origine dei tumori. Woods è infatti convinto che il metabolismo cellulare degli equini, così lento se confrontato con quello degli uomini, possa giocare un ruolo di primo piano nella comprensione dei meccanismi che influenzano la crescita e lo sviluppo delle cellule. Per lavorare in questa direzione, Woods ha già fondato un'azienda, chiamata Cancer2.