Era tutto pronto per il matrimonio: i fiori, gli invitati, il pranzo, le bomboniere... Ma quando sono arrivati in comune a Treviso per la cerimonia, invece del sindaco hanno trovato la polizia giudiziaria. Che senza dare allo sposo nemmeno il tempo di salutare l'amata, l'ha caricato in macchina e l'ha portato all'aeroporto, dove è stato caricato sul primo volo per l'Albania. Sull'uomo, infatti, pendeva un decreto di espulsione immediata.
I due giovani, un 27enne albanese lui e una 23enne trevigiana lei, avevano programmato da tempo le nozze, e tutto è filato liscio fino al momento del sì: poco prima avevano anche posato per una foto-ricordo con il sindaco Gentilini che, pur essendo noto per le sue crociate contro gli immigrati, non aveva idea che da lì a poco il promesso sposo sarebbe stato portato via dagli agenti. Sta di fatto che, sul più bello, sono intervenuti gli ufficiali giudiziari che hanno portato l'uomo in questura: da qui l'albanese è stato trasferito a Bologna e messo sul primo aereo per l'Albania. La promessa sposa, rimasta di sasso, ha abbandonato parenti e amici nel piazzale del municipio e, con l'auto da cerimonia, si è precipitata in questura assieme ai testimoni per tentare di riavere il fidanzato. Ma non c'è stato nulla da fare: il futuro marito, con precedenti penali per droga, è stato espulso. A tradire il giovane albanese è stata proprio la condanna: in Italia da 8 anni, a febbraio, mentre era in carcere, gli è scaduto il permesso di soggiorno, e così l'uomo è diventato a tutti gli effetti un clandestino. L'8 maggio gli era stato notificato il provvedimento di espulsione, con 15 giorni di tempo per andarsene, e il termine è scaduto il giorno prima delle nozze. Ora, per potersi finalmente sposare, la giovane dovrà chiedere il nulla osta all'ambasciata e raggiungere l'amato in Albania. Ma lui, anche dopo le nozze, non potrà tornare in Italia prima di cinque anni. E l'avvocato degli sposi annuncia battaglia.