Si fa sempre più tortuoso l'iter parlamentare del decreto sulle quote latte. L'esame del provvedimento è infatti slittato a martedì prossimo a causa dell'astensionismo messo in atto dai deputati della Lega, detrattori del testo in questione dalla prima ora, e delle assenze considerevoli tra i banchi della maggioranza, che ne hanno impedito l'approvazione. Per ovviare all'impasse il governo è pronto a porre la fiducia. L'opposizione protesta.
Non c'è tregua all'interno della Cdl sulla questione relativa alle quote latte che si sta rivelando sempre più come una vera e propria spina nel fianco del governo Berlusconi.
La Lega dopo essersi giocata per giorni e giorni la carta dell'ostruzionismo contro il decreto, che scadrà il 30 maggio e che dopo l'ok della Camera dovrà passare al Senato per il via libera definitivo, ha optato alla fine sulla posizione più soft dell'astensione ed ha ritirato i centinaia di emendamenti presentati per consentire al resto della coalizione di approvare agevolmente il testo.
Nulla di fatto per l'astensionismo della Lega
e le assenze tra i banchi della Cdl
Ma ciò che il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, strenuo sostenitore del provvedimento sul riassetto del sistema delle quote (che dovrebbe rendere più difficile la violazione dei limiti prescritti dalla Ue ed impone agli allevatori il pagamento immediato delle multe stabilite da Bruxelles per quanti abbiano in passato superato le loro quote di produzione) non aveva previsto sono state le molte assenze tra i banchi della maggioranza, dovute, come ha poi spiegato il capogruppo di An Ignazio La Russa, agli impegni elettorali dei vari parlamentari nei rispettivi collegi in vista delle amministrative.
Non è bastato l'appello del ministro che ha invitato l'opposizione ad un "gesto di responsabilità". Durante le votazioni sugli emendamenti rimasti in piedi, il centrosinistra ha infatti puntato il dito contro le assenze tra i banchi della Cdl costringendo la conferenza dei capigruppo ad optare per la sospensione dei lavori e per una nuova calendarizzazione del provvedimento, che tornerà all'esame dell'Aula a partire da martedì prossimo.
Il governo potrebbe porre la fiducia
ma l'opposizione protesta
E sarà proprio in quella data, come ha deciso il Consiglio dei ministri convocato repentinamente, che l'esecutivo potrebbe porre la fiducia sul decreto (sarebbe l'ottava volta per il governo Berlusconi), presentando un maxi-emendamento nel caso in cui la Cdl non abbia trovato un'intesa al suo interno e l'approvazione del provvedimento rischi di slittare ulteriormente. Fiducia che verrà poi votata l'indomani, ovvero mercoledì.
Ma l'opposizione denuncia come, "in barba agli interessi reali degli agricoltori", si stia giocando nella Cdl "una partita tutta politica" e come la fiducia sia necessaria "alla maggioranza in via di liquefazione per richiamare tutti alla disciplina". Il Polo, attaccano Luciano Violante (Ds), Pierluigi Castagnetti (Margherita), Franco Giordano (Prc), Marco Boato (Verdi), "non è stato in grado di garantire il numero legale e il governo è messo così male da decidere di porre la fiducia nella settimana delle elezioni".
Come si comporterà l'opposizione nel caso in cui l'esecutivo ricorresse davvero al voto di fiducia per approvare il decreto? Violante non si sbilancia: "Ci riserviamo di prendere in esame tutte le possibilità consentite".