L'eliminazione dalla Champions pesa come un macigno sul futuro dell'Inter. Per Moratti un'altra stagione fallimentare: niente scudetto, fuori dalla coppa e neppure la piccola consolazione della Coppa Italia. Inevitabile che sul banco degli accusati finisca Cuper, su cui pende sempre più l'ombra di Mancini. Ma anche su Recoba, il più deludente dei nerazzurri. "Ora è tempo di bilanci" ha dichiarato Moratti, lasciando intendere che tutto è possibile.
La caccia alle streghe non è ancora partita ma c'è da giurarci che presto inizierà. L'Inter saluta la coppa nel modo peggiore: eliminata dal Milan senza aver mai perso. Un'altra stagione se ne va, uguale a tante altre del recente passato. Non basta il fatto di aver lottato per lo scudetto e di essere arrivati sino alle semifinali di Champions per poter allontanare la spiacevole sensazione di fallimento che aleggia in casa nerazzurra. Non solo le parole pesano in queste situazioni. Forse, ancor di più, dicono gli sguardi. Quelli dei giocatori e quello, soprattutto, di Massimo Moratti. L'aria che tira è quella di una prossima resa dei conti. E a farne le spese, oltre a Cuper, potrebbero essere anche alcuni giocatori, in particolare Recoba. Se è vero che l'euroderby sarebbe stato decisivo per le sorti dell'allenatore argentino, il gol di Shevchenko è possibile che abbia reso la centesima panchina di Cuper una delle ultime. "Tempo di bilanci? Mi sembra una osservazione scontata" ha tuonato il presidente nerazzurro al termine dell'incontro. "In coppa siamo stati li' li' per arrivare in finale... in campionato, invece, abbiamo visto tutti come e' andato... Mi attendevo leggermente di più". Come dire, ora tutto è veramente possibile. Anche l'ennesimo ribaltone, che porterebbe Mancini a Milano, affidando all'attuale tecnico laziale il compito di ricostruire uno spogliatoio che, dopo la beffa del 5 maggio 2002 si trova ora a vivere un momento ancora delicatissimo. La frase che meglio sintetizza lo stato d'animo nerazzurro è scappata a Javier Zanetti, indomito capitano: "Se gli tutti si sono impegnati a massimo? Non lo so, io so soltanto che ho dato tutto". Un interrogativo pesante, che tradisce un malumore serpeggiante (Crespo è uscito dal campo sparando a zero contro tutto e tutti). Perchè come all'andata ha deluso chi più di tutti era chiamato alla partita della vita: Alvaro Recoba. L'uruguagio è stato un fantasma in campo, incapace di rendersi una sola volta minimamente pericoloso. Invitabile che ora rischi di pagarne le conseguenze. L'arrivo di Mancini, ormai sempre più certo, potrebbe suggerirne l'allontanamento: una ventata di novità che porterebbe i nerazzurri a puntare su Martins, ancora in gol, e sul ritorno da Parma di Adriano: quaranta anni in due, la coppia perfetta per guardare al futuro.
Discorsi da post-eliminazione, si dirà. No, niente affatto. "Le critiche fanno parte del nostro lavoro - ha dichiarato Cuper - e io devo accettarle con personalita'. Succede in Italia, come nel resto del mondo. Sul mio futuro non posso dire troppo, perche' non dipendera' da me: ho gia' parlato con il presidente Moratti ed e' stato un colloquio tranquillo. Se dipendesse da me, io continuerei con l'Inter. Dipendera' da certe valutazioni che verranno fatte. Se si pensa che un allenatore serve solo se riesce a vincere qualcosa di importante, allora va bene... Io intanto continuero' a impegnarmi al massimo delle mie possibilita', non sono il tipo che si abbatte e nel mio lavoro credo molto. Di piu' non posso fare. In due anni non ho vinto, ma ci sono andato vicino: sia lo scorso anno che adesso. Quattro o cinque dei nostri forse non sono stati all'altezza, ma prima che la partita cominciasse erano in condizione di giocare". Recoba non dava l'idea di essere pronto: "Prima della partita si'. E' inutile tirargli la croce addosso, non e' lui il colpevole dell'eliminazione".
Sarà forse così, ma presto la caccia alle streghe avrà inizio. Ammesso e non concesso che non sia già partita.