In una società di anziani come quella italiana bisogna subito correre ai ripari contro il il rischio di una epidemia di Sars, altrimenti si rischia una catastrofe. Lo ha detto il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, in una intervista al quotidiano La Stampa. "Il virus - ha detto Sirchia - colpisce soprattutto le persone anziane e la nostra è una società di vecchi: dobbiamo fare in fretta, prima che arrivi il freddo e la solita influenza".
Da qui il decreto anti-Sars, i doppi controlli sui passeggeri, lo screening obbligatorio in ogni scalo aeroportuale, la decisione di derogare dal trattato di Schengen. "Il tasso di mortalità della polmonite atipica - ha spiegato Sirchia - supera le stime previste. La possibilità di morire a causa della Sars varia dallo 0 al 50% in funzione dell'età e secondo l'Oms raggiunge il culmine negli over 65. E ciò in paesi asiatici dove l'età media è molto inferiore alla nostra. In un Paese come l'Italia, che ha il 20% di anziani, sarebbe folle non mobilitarsi nell'evenienza di una epidemia autunnale".
L'Italia, quindi, stringe il cordone sanitario contro l'evenienza di una epidemia. Il ministro ha aggiunto di aver dato istruzioni particolari al commissario straordinario anti-Sars, Guido Bertolaso, perché si conosce "l'inadeguatezza dei sistemi di sorveglianza in Oriente. Basti pensare che in Cina, epicentro della crisi - ha detto - sono gli impiegati dei check-in e non i medici a 'visitare' i viaggiatori".
"Il pericolo - ha aggiunto Sirchia - non sono tanto i voli diretti, ma i viaggiatori malati che potrebbero entrare in Italia facendo scali europei per poi arrivare da destinazioni non considerate a rischio".