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"Ultimatum non utili al confronto"

La risposta di Maroni ai sindacati

"Io non credo che sia una buona cosa partire con degli ultimatum". E' secca e immediata la risposta del ministro del Welfare Roberto maroni alla richiesta dei sindacati, avanzata solo poche ore prima, di accettare "globalmente le quattro priorità" da loro indicate in merito alla delega previdenziale come unica condizione per continuare il cofronto.

La questione della riforma previdenziale, al centro della polemica, continua a tenere banco a colpi di dichiarazioni. In sintesi, i rappresentanti dei lavoratori difendono il sistema pensionistico italiano e dicono no alla decontribuzione, all'obbligo di trasferire il Tfr ai fondi pensione, alla parità tra fondi aperti e chiusi e chiedono un testo unico sulla previdenza basato sulla riforma Dini. E soprattutto non intensono transigere: o il governo accetterà, o sarà sciopero generale.

Il ministro, che ha parlato a margine di una conferenza stampa sulla responsabilita' sociale delle imprese, ha ricordato di aver incontrato le confederazioni e di voler nuovamente incontrarle con l'obiettivo di approfondire rilievi critici e proposte ma senza aut aut. Il titolare del dicastero di Via Veneto ha inoltre sottolineato che il suo ministero sta valutando dal punto di vista tecnico se "le proposte dei sindacati, alcune delle quali interessanti, consentono di centrare gli obiettivi indicati dalla sua riforma".


"Se come credo -ha continuato Maroni- le proposte avanzate dai sindacati vanno nella direzione di trovare soluzioni, allora non bisogna porre ultimatum. Se invece -avverte il ministro- e' solo un'operazione politica, parliamo allora di ultimatum ma sarebbe perfettamente inutile". Maroni infine chiede ai sindacati "di tenere l'atteggiamento che hanno avuto nell'incontro del 17 aprile: cioe' fare delle proposte e essere aperti a discuterle lasciando da parte ultimatum e grida manzoniane che servono solo ai giornali ma non a un confronto sereno"