E' ancora caos nel centrosinistra sull'orientamento da assumere nei confronti del referendum del 15 giugno sull'art. 18. La Quercia sembra propendere per la libertà di voto e potrebbe sciogliere la riserva martedì, mentre tutto fa pensare che la Cgil, con il direttivo del 7 maggio, ufficializzerà il suo sì. E nell'Ulivo non c'è accordo: Margherita e Sdi ribadiscono il no all'iniziativa di Prc-Verdi e sinistra Ds. Cisl e Uil verso l'astensione.
"Questo referendum non l'abbiamo voluto e lo consideriamo sbagliato: dove sta l'obbligo di dare un'indicazione di voto? Non vedo perché dobbiamo farci imporre ruoli subalterni, farci schiacciare sulla Confindustria o su Bertinotti". Vannino Chiti, coordinatore della segreteria dei Ds, spiega così quella che sembra essere la linea prevalente della Quercia, che forse martedì potrebbe sciogliere la riserva e far sapere ai suoi elettori come comportarsi dentro la cabina elettorale il 15 giugno, quando tutti saremo chiamati alle urne per dire sì o no all'estensione dei diritti e delle garanzie previste dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori anche ai dipendenti delle piccole aziende al di sotto delle 15 unità.
Ulivo sempre più diviso
Ma l'iniziativa, promossa da Verdi e Prc e subito appoggiata dal Correntone di Salvi e Folena, continua a dividere: se infatti i Ds sembrano orientati ad optare per la libertà di voto e a non impegnare il partito in una campagna né per il sì né per il no ("E' come chiedere se è peggio il colera, la peste o la Sars" commenta ancora Chiti), magari auspicando che non si raggiunga il quorum e il referendum si risolva nel nulla, lo Sdi di Enrico Boselli e la Margherita sono fermi del ribadire il loro no all'iniziativa che considerano "una sciagura". Il partito di Rutelli, con Enrico Letta, ha proposto che l'Ulivo assuma una posizione comune nei confronti del referendum attraverso un'assemblea, ma i Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio hanno subito bocciato l'idea perché "sancirebbe le spaccature dell'Ulivo e lo danneggerebbe in vista delle amministrative".
La Cgil orientata per il sì; Cisl e Uil verso l'astensione
Ultimi giorni di fuoco anche per le segreterie dei tre più grandi sindacati italiani che si stanno assestando su posizioni diverse. "Lavoreremo perché il referendum fallisca, perché di questa materia non se ne può appropriare la politica", ha ribadito il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta che non ha ancora deciso se il suo sindacato voterà contro l'estensione dell'articolo 18 o si asterrà. Nella Uil, intanto, sembra farsi strada l'idea di astenersi: "La vittoria del no può essere interpretata come la negazione del problema, mentre il sì non è la soluzione", ha spiegato. E per quanto riguarda la Cgil sembra proprio che il 7 maggio, quando si riunirà il direttivo per confermare o meno il parere della segreteria che si è pronunciata a favore, anche Guglielmo Epifani dovrebbe dire sì. E Sergio Cofferati? Scioglierà la riserva, ha fatto sapere, solo dopo il sindcato.