spettacolo

Deianira: va in scena il tradimento

All'Elfo di Milano "Le donne di Trachis

A Trachis, in Tessaglia, Deianira aspetta da molti mesi il ritorno del marito Eracle, ansiosa, se non di rivederlo, almeno di avere qualche notizia. È, come molti eroi di Sofocle, prigioniera di un destino ineluttabile, ma incarna un'umanità e una femminilità così reali e naturali, che ci appare vicina a noi più di tanti altri personaggi. E' lei, Deianira, la protagonista della tragedia "Le Trachinie", messa in scena con il titolo "Le donne di Trachis" all'Elfo di Milano da martedì 29 aprile fino a domenica 11 maggio.

La donna è angosciata, strani oracoli e presagi la rendono particolarmente inquieta. La assalgono con particolare violenza i ricordi della sua giovinezza: la sua bellezza l'aveva fatta desiderare da molti pretendenti, ultimo l'Acheloo, un fiume, un mostro triforme che Eracle aveva affrontato e ucciso.

Quel combattimento ha deciso la sua vita, ma non le ha dato che una breve felicità, poi lunghe attese, lunghe insonnie: "Eracle non sta mai con i suoi figli, fa come un contadino che semini e che poi non ripassi a guardare fino al raccolto. È sempre via, dietro un'impresa o un'altra, uno spavento o un'altro...". Finalmente la lieta notizia: l'eroe sta per tornare, vittorioso, dopo aver distrutto la città di Eurito.

Porta con sè un gruppo di prigioniere: tra loro, ammutolita dal dolore, la bella e giovane figlia del re sconfitto, Iole, nuovo, devastante amore di Eracle, che per il suo possesso non ha esitato a scatenare una guerra

L'esultanza si spegne nel cuore di Deianira che si vede di fronte un penoso destino di sposa trascurata e respinta. Cerca una soluzione nel suo passato, in quel filtro d'amore che il centauro Nesso, morente, trafitto dalla freccia di Eracle, le aveva garantito come rimedio infallibile.

È un inganno ordito con arti magiche che sfuggono alla logica del mondo razionale e che la regina si illude di poter governare e utilizzare favorevolmente. Asperge una tunica con la pozione e manda il figlio, Illo, incontro ad Eracle con questo dono misterioso, rendendolo complice inconsapevole della sua distruzione: troppo tardi infatti capisce di aver condannato il suo amato sposo. La morte di Eracle, consumato e corrotto da un veleno che gli penetra dalla pelle fino alle ossa, ridotto a rudere urlante, è tanto atroce e terrificante quanto teatrale. Le fa da contraltare la silenziosa uscita di scena di Deianira che, maledetta anche dal proprio figlio, si suicida sventrandosi sul letto nuziale.

La versione di Ezra Pound, scelta per questo allestimento, rivela la complessità dei personaggi della tragedia, connotati da passioni comuni e riconoscibili, ma al tempo stesso risucchiati dal richiamo di mostri antichi, sepolti in un passato lontano o, più semplicemente, nel fondo della memoria e della coscienza. È fedele al nucleo drammatico della tragedia sofoclea, ma libera nell'uso di uno stile teso e sintetico che sfuma dallo slang al lirismo fino alla musicalità rituale del coro.