Sentimenti contrastanti per il Trap dopo l'impresa italiana in Champions: "Ho sempre creduto nel calcio italiano - spiega il ct azzurro a "Radio Radio" - e credo che quanto fatto dai nostri club riqualifichi giustamente tutto il movimento. Si deve però considerare le difficoltà che un ct come me può incontrare nel momento in cui deve far giocare la squadra in mezzo a tanti impegni di club e con il calendario rivoluzionato per la Champions".
C'è di tutto nel giorno dopo del ct azzurro. Orgoglio nazionale, giustificato senso di rivalsa e persino un po' di paura. Che le fortune dei club ricadano come un'arma a doppio taglio sulla Nazionale, penalizzandone la rincorsa all'Europeo di Portogallo. "Credevo nel nostro calcio anche se non si deve dimenticare la presenza di tanti stranieri - spiega il ct - ma mi aspetto lo stesso che ci sia un maggiore inserimento dei nostri talenti, in modo da influire positivamente sulla Nazionale. Dal mio punto di vista diventerà più difficile far giocare la squadra in mezzo a tanti impegni di club e con il calendario del campionato che ovviamente verrà modificato per agevolare le tre impegnate in Champions".
Trapattoni è amaro. Felice, certo, ma preoccupato. Ha ammirato le imprese delle sue vecchie squadre e non può che tracciare un bilancio positivo: "Credo che i bianconeri abbiano un briciolo di merito in più per quanto hanno saputo fare al Camp Nou - precisa - Giocare un'ora in dieci uomini in casa del Barcellona non è certo facile. L'Ajax è una squadra che si conosce, che pratica un buon calcio ma il Milan mi sembrava superiore. L'Inter, invece, partiva con il vantaggio della vittoria nella gara di andata con il Valencia". Dalle squadre ai singoli: "Gente come Birindelli è spesso sottovalutata per il nome, ma se poi si guarda al rendimento non c'è nulla da dire. Inzaghi? Non mi stupisce: ha sempre segnato e fatto il suo dovere. Magari attraversa periodi in cui non trova la porta, ma subito dopo ha queste esplosioni agonistiche come contro l'Ajax".
Tutto bene, dunque, anche se qualcuno ha stortato il naso non poco per la prestazione dell'Inter al Mestalla. E come sempre, sul banco degli imputati, c'è finito Cuper: "Non voglio mettere il naso in casa altrui. Posso però dire che è un tecnico che ha sempre ottenuto risultati importanti. Forse in alcune situazioni alle sue squadre manca quella convinzione che non deve mai mancare in gare di una certa importanza". Per il Trap, comunque, segnali importanti sulla rinascita del nostro calcio si erano già visti in agosto: "Ad inizio stagione, in parecchie squadre, avevamo assistito all'inserimento di diversi giocatori con caratteristiche offensive. Ci sono poi stati alcuni che si sono definitivamente affermati o che sono tornati ai livelli di un tempo: mi riferisco ad esempio a Pirlo, che ha retto bene alla pressione del posto da titolare, a Fiore, che ha finalmente digerito la posizione da esterno, a Miccoli, che si è mosso su alti livelli. Senza dimenticare quel birichino di Cassano...".
E Baggio? "Ho parlato con lui cinque giorni prima di diramare le convocazioni per i Mondiali di Corea e Giappone, spiegandogli che sarebbe stato difficile portarlo visto che altri quattro giocatori erano reduci come lui da lunghi stop per problemi fisici: Maldini, Inzaghi, Totti e Vieri. Nel corso dei Mondiali non ho mai pensato di avere sbagliato a non portare Baggio: se si torna indietro con la memoria si può ricordare che contro la Corea del Sud abbiamo avuto cinque occasioni davanti alla porta... Inutile recriminare. Consideriamo anche che c'era un Doni che veniva da un campionato giocato ad altissimi livelli". Dopo essersi detto convinto della qualificazione agli Europei ("Sperando che non ci siano ulteriori problemi ai giocatori"), Trapattoni ha speso parole di elogio per Francesco Totti: "E' il numero 10 ideale, nel suo ruolo è imprescindibile. Sa dove dare il pallone prima che gli arrivi e questa è la sua forza".