cronaca

Bimbi malformati, aperta inchiesta

Gela,sospetti su scarichi Petrolchimico

Un aumento vertiginoso di casi di tumore, di malattie respiratorie, ma soprattutto la nascita di decine di bimbi malformati. E ora il terribile sospetto: a causarli potrebbero essere stati gli scarichi del Petrolchimico Eni di Gela. Ora Alessandro Sutera Sardo, sostituto procuratore di Gela, accogliendo le denunce delle associazioni ambientaliste, ha aperto un'inchiesta per capire se le malformazioni siano state causate proprio dal Petrolchimico.

Il magistrato ha incaricato medici ed esperti di acquisire dati tecnici e informazioni presso l'azienda ospedaliera Vittorio Emanuele di Gela, nelle cui divisioni di ostetricia, ginecologia e pediatria sono state accertate le malformazioni neonatali; nel frattempo, la Procura ha acquisito i tabulati che registrano le emissioni inquinanti nell'area del Petrolchimico.

All'inizio dell'anno un altro impianto dell'Enichem, quello di Priolo, sempre in Sicilia, era finito nella bufera proprio per il sospetto che i rifiuti tossici dello stabilimento, scaricati nei tombini fognari, avessero causato un danno irreparabile all'ambiente provocando, anche in questo caso, la nascita di bimbi malformati. Le indagini della procura avevano stabilito che era stato scaricato soprattutto mercurio, trovato in concentrazioni 20mila volte superiori a quelle tollerabili, con l'effetto che "alcuni organismi marini hanno subìto mutazioni", e non era stata esclusa la possibilità di collegamenti "con casi di neonati malformati", che nel triangolo industriale Priolo-Augusta-Melilli, nel Siracusano, sono nettamente superiori alla media.

Lo stesso impianto di Gela, invece, era finito nell'occhio del ciclone un anno fa, quando la Procura vi aveva fatto apporre i sigilli a causa di infrazioni alle norme sull'ambiente. Per giorni i tremila lavoratori dell'impianto, sostenuti dall'intera città di Gela, avevano manifestato contro la chiusura, che per loro avrebbe significato il licenziamento. Alla fine, la questione era stata risolta con un decreto legge che, in pratica, ha concesso una deroga alle norme europee.