Le cene aziendali, si sa, non piacciono (quasi) a nessuno. Ancor meno a chi, come è successo a un'infermiera nel mantovano, si ritrova smascherata davanti ai colleghi per una relazione extraconiugale con - almeno - uno dei presenti. E, se l'imbarazzo della serata non fosse già abbastanza, a distanza di anni arrivano anche le carte di divorzio e l'obbligo di restituire la propria casa, donatale dal marito, a causa della "grave ingiuria" recata al professionista.
Come è iniziata -
La vicenda - spiega il Corriere della Sera - è iniziata a Mantova, nel 2018, quando un gruppo di medici e infermieri che lavoravano insieme in una casa di cura avevano deciso di fare una cena tutti insieme in occasione del Natale. A un certo punto, mentre erano tutti seduti a tavola, la moglie di un dottore si è alzata e ha accusato un'infermiera di avere una relazione extraconiugale con il marito. Un collega non solo della donna fedifraga, ma anche di suo marito, primario di un'unità operativa della clinica.
La scoperta -
Quella sera, però, il dirigente non era presente alla cena e per anni è rimasto all'oscuro di quanto accaduto a quel tavolo. Fino all'inizio del 2022 quando il primario (oggi 53enne) è venuto a sapere dell'episodio e dei tradimenti: da qui la decisione di chiedere il divorzio. Il dirigente, però, è andato oltre: ha chiesto la restituzione di un appartamento in provincia di Verona, dal valore di 250mila euro, donato alla moglie con un atto ufficiale nel 2021.
Il processo -
Davanti alla giudice, nel 2025, l'infermiera ha confessato di aver avuto almeno tre relazioni extraconiugali. In tribunale è poi stato ascoltato anche l’uomo, collega del primario, coinvolto nel primo tradimento: "La quotidiana frequentazione professionale assunse progressivamente carattere amichevole, per poi evolvere in una vera e propria relazione sentimentale, protrattasi sino al dicembre dello stesso anno (il 2018)", si legge nel verbale allegato agli atti, riportati dal Corriere. L'aspetto più delicato di tutta questa vicenda riguarda gli amanti della donna: le relazioni erano avvenute in ambito lavorativo e, ben presto, "la situazione non era più gestibile all'interno dell'ospedale perché divenuta di pubblico dominio", come ha spiegato lei stessa in un'udienza.
Le conseguenze -
La 52enne aveva quindi deciso di lasciare il lavoro nel marzo 2019, pochi mesi dopo quella fatidica cena di Natale, a causa delle voci diventate incontrollabili. Che, per anni, nessuno ha avuto il coraggio di far arrivare al primario tradito. Anche lui, alla fine, è stato costretto a cambiare lavoro: anche per questo la moglie è stata condannata a pagare 15mila euro di spese processuali. Per la donna non è finita qui: la giudice del tribunale civile di Verona, Biancamaria Biondo, ha accolto la richiesta del primario, ordinando la revoca della donazione dell'appartamento. Per ottenere questo risultato non sarebbe bastato portare in aula il semplice tradimento: il legale dell'uomo ha contestato "un’offesa grave all’onore, al decoro e alla dignità del donante" costituita proprio dal fatto che le tre relazioni extraconiugali avute dalla donna coinvolgevano i colleghi del dirigente, con "grave ingiuria" per l'uomo.