Il governo Meloni ha deciso di impugnare la legge sul fine vita del Veneto, secondo quanto appreso dall'Ansa. La regione guidata dal leghista Alberto Stefani era stata la prima guidata dal centrodestra a regolamentare "procedure e tempi" per l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Alla delibera del Consiglio dei ministri non avrebbe partecipato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che non avrebbe preso parte né alla discussione né alla votazione. Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui leghista, si è invece espresso contro l'impugnazione, sostenendo che si tratti di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida, attenendosi alle norme già in vigore.
"Rispetto pienamente la decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita - ha affermato il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia -. Come d'altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiamo partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato". Per Zaia "l'impugnazione rappresenterà un'ulteriore occasione di approfondimento giuridico. Ma credo che il vero problema sia un altro, e che non possa essere attribuito a questo Governo o a una singola maggioranza politica: l'Italia trascina da troppi anni un vuoto legislativo sul fine vita che nessun Parlamento non è ancora riuscito a colmare".
L’ultima regione a dotarsi di una propria legge sul fine vita, in mancanza di una normativa nazionale, è stata l'Umbria, che si è aggiunta a Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, oltre al sopracitato Veneto. I provvedimenti regionali puntano a definire le modalità di presentazione delle richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito, dei tempi delle verifiche e del ruolo delle strutture sanitarie, nel rispetto dei criteri fissati dalle sentenze della Corte costituzionale.