cosa si aspettano i mercati

Midterm 2026, la conquista Dem del Congresso fa tremare le big tech

Alcuni magnati della Silicon Valley hanno accolto con favore il risultato, per altri aumentano i timori legati agli investimenti nell'Ia. E gli analisti esultano per lo stallo politico: "È positivo"

di Marta Di Donfrancesco
© Afp

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Lo tsunami blu che ha travolto l'America post Midterm rischia di scuotere particolarmente la Silicon Valley. Con la vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato per rinnovare il Congresso per le big tech rischia di aprirsi la stagione dei limiti e della regolamentazione. Google, Meta, Amazon, OpenAi e Nvidia - solo per citarne alcuni - potrebbero ritrovarsi sotto pressione su concorrenza, privacy e sicurezza dell'intelligenza artificiale. E c'è un paradosso: dopo aver cercato di influenzare le elezioni, adesso i colossi del tech e dell'Ia rischiano di subirne le conseguenze. Il primo a essere investito da quest'onda è stato proprio uno di loro, Elon Musk: Tesla e SpaceX sono crollate a picco a Wall Street. 

I commenti a caldo -

 Per le big tech questo risultato comporta possibili conseguenze su tre fronti, a partire da un maggiore controllo parlamentare sulle aziende dell'Ia. Cambiamento che avrebbe effetto anche sui data center e gli investimenti nel settore: la maggioranza democratica al Congresso potrebbe imporre diversi ostacoli politici - e pratici - alla costruzione delle infrastrutture necessarie all'intelligenza artificiale. Non ultimo, c'è il tema dei rapporti con Trump, che ha ancora due anni di mandato davanti a sé: le aziende che negli ultimi anni hanno rafforzato i rapporti con la Casa Bianca potrebbero adesso trovarsi sotto maggiore scrutinio democratico. Le prime reazioni dei protagonisti della tecnologia mostrano posizioni differenti: alcuni hanno festeggiato il risultato democratico, altri hanno espresso preoccupazione per le conseguenze industriali. Altri ancora, invece, hanno scelto (per ora) di non commentare.

"A quanto pare, i miei laser spaziali che interferiscono con le elezioni questa volta non hanno funzionato", ha scherzato - con un post sul suo social X - Elon Musk, commentando l'esito della votazione. E neanche i soldi, verrebbe da dire, visto che il plurimiliardario è stato il maggiore finanziatore individuale di questa tornata elettorale con 458 milioni di dollari spesi per sostenere candidati e organizzazioni repubblicani. 

A distanza di pochi minuti, sul suo profilo c'è un altro post: "I data center spaziali sembrano davvero allettanti in questo momento". Il commento sembra riferirsi alla dichiarazione fatta il giorno precedente, sempre sul social del plurimiliardario, da Dylan Patel, esperto di intelligenza artificiale e industria dei semiconduttori, che si era detto "ottimista" riguardo queste cattedrali dei dati. Il post del patron di Telsa e SpaceX non lo dice apertamente, ma è abbastanza chiaro che il sottotesto del suo messaggio riguardi i timori di restrizioni più severe sui data center, visto che la governatrice appena eletta nel suo Texas, Gina Hinojosa, ha proposto una moratoria sulla costruzione di nuove strutture di questo tipo.

Molto più esplicito Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn e importante finanziatore del Partito Democratico, che non poteva che accogliere con favore i risultati i risultati delle Midterm. In un lungo post su X, ha affermato che "queste elezioni hanno rappresentato un'ondata travolgente contro Trump e i suoi compari", sostenendo che adesso "spetta ai Democratici tracciare un percorso di speranza per il nostro futuro: lottare per un'economia al servizio di tutti gli americani, non solo di chi è già ricco e potente". E poi, l'affondo diretto all'ex capo del Doge: "Dobbiamo liberare la politica dal denaro. E mentre persone come Elon spendono somme esorbitanti per mantenere al potere dei buffoni autoritari, noi che crediamo negli ideali dell’America non possiamo cedere".

Un commento a caldo è arrivato anche da Mike Solana, direttore marketing di Founders Fund, il fondo del miliardario Peter Thiel: "Il Texas con la politica della California sarebbe (sarà?) un posto molto, molto, molto peggiore in cui vivere rispetto alla California", ha scritto su X.

Probabile scossa su tech e crypto -

 "Le grandi aziende tecnologiche della Silicon Valley potrebbero avere ripercussioni dall'esito elettorale" rispetto al loro andamento futuro in Borsa, dato che "hanno speso molti soldi per sostenere Trump e questa sconfitta è anche un po' la loro sconfitta. Potrebbe essere un tema guardando all'impatto del voto sui mercati", ha spiegato a LaPresse Rony Hamaui, docente di economia monetaria all'Università Cattolica di Milano. Sui titoli legati direttamente al tycoon e al settore delle criptovalute "va detto che Trump per quanto rilevante non è comunque in grado di poter direzionare da solo l'andamento dei mercati, quindi sicuramente potranno esserci contraccolpi, ma è difficile poterli prevedere", ha aggiunto.

Più cauti gli altri magnati della Silicon Valley -

 Ma a parte qualche commento come quelli citati, le reazioni dei colossi delle big tech si fanno ancora aspettare o, come nel caso di Sam Altman, si nascondono dietro messaggi meno espliciti e diretti. "Le persone dovrebbero sempre avere il controllo del proprio futuro. OpenAi si oppone all’idea secondo cui sarebbe accettabile che le persone fossero relegate a svolgere compiti che i sistemi di Ia ritengono opportuno premiare negli esseri umani. Le persone non dovrebbero cedere il controllo del proprio futuro alla superintelligenza, e tale requisito dovrebbe, in ultima analisi, limitare il progresso dell’Ia", ha scritto su X il miliardario amministratore di OpenAi, martedì sera. Un post criptico, che diversi utenti hanno interpretato immaginando che fosse rivolto ai parlamentari Democratici, ora al controllo di Camera e Senato.

Altri magnati della Silicon Valley, come Mark Zuckerberg, Ceo di Meta, Jeff Bezos, il fondatore di Amazon e il Ceo di Nvidia, Jensen Huang, hanno preferito evitare di esporsi. Almeno per il momento.

L'impatto del voto sui mercati -

 La vittoria dei Dem alle Midterm, intanto, ha avuto effetti positivi a Wall Street, che ha aperto in netto rialzo. Via il rischio di incertezza politica che incombeva, una situazione di stallo storicamente è positiva per i mercati, spiegano gli analisti. "Ai mercati piace lo stallo, non gradiscono un partito con troppo potere", ha commentato Andrew Slimmon di Morgan Stanley Investment Management. "Dal punto di vista macroeconomico, la storia dimostra che un governo diviso rappresenta solitamente un contesto favorevole, poiché lo stallo politico impedisce di fatto l'approvazione di provvedimenti di rilievo", ha spiegato Anthony Willis di Columbia Threadneedle Investments. "Di conseguenza, i timori immediati, ad esempio sulla legislazione in materia di intelligenza artificiale, potrebbero rivelarsi infondati, dal momento che Trump potrà comunque porre il veto sulle leggi a lui sgradite".

Il faro sui mercati resta comunque sul settore dell'Ia e dei data center in vista di una parziale autoregolamentazione del settore o di possibili restrizioni sui progetti dopo la vittoria dei Dem. In calo il prezzo del petrolio, trascinato dalle speranze di una differente gestione da parte dell'amministrazione Usa del conflitto contro l'Iran.

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