Picchiato, isolato, privato del telefono e costretto a subire umiliazioni e bruciature di sigaretta sul corpo. La vittima è un manager milanese di 51 anni, imprenditore nel settore finanziario, che ha indicato nell'ex moglie la responsabile delle violenze subite. La donna, che era anche sua socia in affari, è ora al centro di un'inchiesta della Procura di Milano: chiesto il rinvio a giudizio per maltrattamenti, lesioni personali aggravate dalle sevizie e dalla crudeltà e circonvenzione d'incapace.
La fuga a Saint-Tropez -
La vicenda, secondo quanto riportato da La Repubblica, è emersa il 9 ottobre 2024, quando l'uomo fu notato mentre si allontanava precipitosamente nella zona del porto di Saint-Tropez: l'imprenditore ha cercato riparo in un albergo, ma poco dopo ha perso i sensi e venne accompagnato in ospedale. Le sue condizioni apparvero subito gravissime: quando è arrivato in ospedale pesava appena 53 chili. Due giorni più tardi si è presentato al pronto soccorso di Legnano, dove i medici diagnosticarono un quadro di "deperimento organico"a causa di condizioni igieniche precarie, lesioni al volto, labbra tumefatte, graffi e numerose ustioni provocate da sigarette, presenti anche sulle gambe e nelle zone intime, unghie strappate sia alle mani sia ai piedi. Ai sanitari l'uomo ha detto: "È stata mia moglie".
Le accuse, il controllo e l'isolamento -
Secondo la ricostruzione investigativa, l'incubo sarebbe cominciato nel febbraio 2023, quando il rapporto tra i due coniugi era ormai entrato in una fase di profonda crisi. In una prima fase la donna avrebbe accusato il marito di frequentare prostitute, di avere una dipendenza dalla pornografia e di averle trasmesso l'epatite B. Quest'ultima circostanza, secondo quanto emerso nell'inchiesta, sarebbe stata completamente falsa. L'imprenditore, tuttavia, avrebbe finito per sentirsi responsabile della situazione e progressivamente assoggettato alle richieste della moglie. Nella denuncia presentata successivamente, il manager avrebbe descritto il cambiamento radicale della propria esistenza con una frase: "Mi ha reso un fantasma".
Secondo l'accusa, la donna avrebbe progressivamente assunto il controllo della sua quotidianità, impedendogli di mantenere rapporti con l'esterno. Il telefono sarebbe stato sottoposto a un controllo costante, l'accesso a internet vietato e all'uomo sarebbe stato impedito di disporre liberamente di documenti e denaro. Tra le contestazioni figurano anche minacce legate alla presunta malattia e il timore di possibili ritorsioni nei confronti dell'anziana madre.
Le umiliazioni e le violenze -
I capi d'imputazione delineano un quadro di presunti maltrattamenti particolarmente pesanti. L'uomo sarebbe stato picchiato ripetutamente, anche con un telefono cellulare, fino a provocargli sanguinamenti. In altre occasioni sarebbero stati utilizzati calci e guinzagli. Tra gli episodi contestati compaiono anche umiliazioni quotidiane: secondo la ricostruzione della Procura, il manager sarebbe stato costretto a rimanere immobile sul divano, come una pianta, a mangiare nella ciotola del cane e persino a urinare per strada. Le sigarette sarebbero state spente direttamente sul suo corpo, provocando le numerose ustioni poi riscontrate dai medici. L'uomo sarebbe stato, inoltre, costretto a rimanere chiuso nell'abitazione milanese oppure sull'imbarcazione utilizzata dalla coppia, senza la possibilità di gestire autonomamente i propri spostamenti.
Trentamila filmati e venti mesi di violenze -
Uno degli elementi più rilevanti dell'indagine è rappresentato dal materiale raccolto a bordo della barca di famiglia, dotata di un sistema di videosorveglianza. Le registrazioni acquisite agli atti sono circa 30mila e, secondo l'accusa, documenterebbero diversi episodi di violenza e sopraffazione. Un patrimonio di immagini che potrebbe avere un ruolo centrale nella ricostruzione dei fatti e nella verifica delle dichiarazioni rese dalla vittima. Per i legali dell'imprenditore, che descrivono il periodo trascorso con la moglie come una condizione di terrore pressoché costante, si sarebbe trattato di una vera e propria tortura. La Procura aveva preso in considerazione anche questa ipotesi di reato, decidendo però di non contestarla per ragioni di natura giuridica.
La richiesta di rinvio a giudizio -
Oltre ai presunti maltrattamenti e alle lesioni aggravate, alla donna viene contestata anche la circonvenzione d'incapace. Secondo l'accusa, infatti, durante la vicenda avrebbe trasferito circa 200mila euro dal patrimonio dell'imprenditore al proprio conto corrente. L'uomo, profondamente segnato anche dal punto di vista psicologico, è tornato a vivere con i genitori. I suoi avvocati hanno avanzato una richiesta risarcitoria superiore al milione di euro. Un ulteriore capitolo riguarda una controdenuncia presentata dalla donna nei confronti del marito. Lo scorso giugno il gip di Milano ne ha disposto l'archiviazione, descrivendola come una manovra tardiva finalizzata a condizionare l'indagine dopo la fuga dell'uomo.