non solo i soldi di elon musk: chi sono i maggiori donatori

Le elezioni Midterm più costose della storia Usa: quasi 12 miliardi di dollari | Chi paga e dove finiscono i soldi della politica americana

In quattro anni il conto è aumentato del 34%. Tra pubblicità, Super PAC e finanziamenti dei miliardari, ecco chi paga e dove finiscono i soldi della politica americana

di Giuliana Grimaldi
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Gli Stati Uniti hanno votato per decidere gli equilibri del Congresso e dare il voto alla seconda amministrazione Trump, ma a prescindere dall'onda blu che ha travolto i Repubblicani, la corsa alle urne ha avuto un altro vincitore: il mercato della raccolta fondi. Le elezioni di metà mandato 2026 si avviano a diventare le più costose della storia americana, con una spesa complessiva stimata finora in quasi 12 miliardi di dollari. Una cifra che racconta quanto sia diventato oneroso conquistare un seggio a Washington e quanto denaro siano disposti a investire partiti, aziende, lobby e grandi patrimoni privati per influenzare gli equilibri politici federali.

A guidare la classifica dei finanziatori è il solito Elon Musk che, senza passaporto a stelle e strisce non potrà mai candidarsi in prima persona per la Casa Bianca e quindi si accontenta di influenzare la politica destinando centinaia di milioni di dollari alla causa repubblicana. Dietro il record di questa tornata elettorale c'è in ogni caso un sistema molto più articolato, nel quale i finanziamenti ai candidati rappresentano soltanto una parte del denaro in circolo.

Il conto record delle midterm: quasi 12 miliardi di dollari -

Secondo le proiezioni di OpenSecrets, organizzazione indipendente specializzata nel monitoraggio dei finanziamenti politici, le elezioni di metà mandato del 2026 raggiungeranno una spesa complessiva di 11,9 miliardi di dollari. Il dato, elaborato sulla base delle dichiarazioni depositate presso la Federal Election Commission (FEC), rappresenta una stima del costo finale delle campagne federali, destinata a essere aggiornata quando saranno disponibili tutte le rendicontazioni.

Nel 2022, alle precedenti Midterm, erano stati spesi 8,9 miliardi di dollari. In appena quattro anni il conto è quindi cresciuto di circa 3 miliardi, pari al 34%. E il primato resiste anche considerando l'inflazione: gli 8,9 miliardi del 2022 corrispondono infatti a circa 10,2 miliardi di dollari attuali. Il 2026 si prepara inoltre a superare la spesa sostenuta per le sole elezioni del Congresso nel 2024, anno in cui si è votato anche per la Casa Bianca.

Non si tratta, tuttavia, del costo sostenuto dallo Stato per organizzare le operazioni di voto. Gli 11,9 miliardi misurano il denaro utilizzato per finanziare la competizione politica: campagne dei candidati, attività dei partiti e iniziative dei gruppi di interesse che cercano di orientare le scelte degli elettori mettendo il proprio uomo a Washington.

Dove finiscono i soldi: il business della politica -

 Una fetta cospicua delle risorse elettorali va al settore della pubblicità: spot televisivi, inserzioni sui social network, video sulle piattaforme di streaming e messaggi mirati agli elettori hanno trasformato le settimane precedenti al voto in una corsa all'acquisto di spazi pubblicitari.

Secondo AdImpact, società americana specializzata nell'analisi degli investimenti pubblicitari, il mercato della pubblicità politica del ciclo 2025-2026 potrebbe raggiungere 11,6 miliardi di dollari per tutte le competizioni elettorali, comprese quelle statali e locali.

A raccogliere la quota maggiore degli investimenti resta la televisione tradizionale, alla quale AdImpact attribuisce 5,6 miliardi di dollari, pari al 48% della spesa pubblicitaria prevista. Seguono le televisioni connesse a Internet e le piattaforme di streaming, con 2,7 miliardi, equivalenti al 23%, mentre le inserzioni digitali su Facebook, Google, Snapchat e X potrebbero assorbire 1,6 miliardi.

Un fiume di denaro non distribuito uniformemente sul territorio americano, ma versato soprattutto dove la competizione elettorale è più incerta e ogni voto può risultare decisivo. AdImpact prevede, per esempio, 3,4 miliardi di dollari di pubblicità nelle sfide per il Senato, con forti incrementi degli investimenti in Stati come Ohio, Texas e Maine.

Emblematico il caso del Texas, dove la corsa al Senato tra il repubblicano Ken Paxton e il democratico James Talarico ha generato, fra primarie ed elezioni generali, 573,2 milioni di dollari di investimenti pubblicitari secondo i dati aggiornati al 30 ottobre. È proprio tale cifra che rende la sfida delle attuali Midterm una delle competizioni non presidenziali più costose della storia americana.

Chi finanzia le elezioni: partiti, candidati e Super PAC -

 Per capire il peso economico delle Midterm bisogna distinguere chi raccoglie direttamente i finanziamenti da chi può intervenire nelle campagne senza far parte delle organizzazioni ufficiali dei candidati. Negli Stati Uniti le donazioni ai candidati sono sottoposte a limiti federali. Diverso è il funzionamento dei Super PAC, comitati politici che possono raccogliere somme potenzialmente illimitate da privati, imprese e altre organizzazioni, a condizione che le spese siano formalmente indipendenti dalle campagne dei candidati sostenuti.

È proprio questa componente a registrare una delle crescite più significative. Secondo OpenSecrets, le cosiddette "outside spending", le spese sostenute da soggetti esterni alle campagne ufficiali, potrebbero raggiungere 3,9 miliardi di dollari nel 2026, contro i 2 miliardi del 2022, un incremento dell'85%. Il confronto tra gli schieramenti rivela due dinamiche differenti: in campo repubblicano hanno effettuato spese indipendenti per 2,03 miliardi di dollari, contro gli 1,67 miliardi dei gruppi democratici, con un vantaggio per i primi di 360 milioni.

Nella spesa diretta dei candidati, invece, sono i democratici a prevalere: OpenSecrets prevede oltre 2,2 miliardi di dollari a fine ciclo, rispetto a circa 1,4 miliardi per i repubblicani.

C'è poi il tema della trasparenza: una parte crescente dei capitali transita attraverso organizzazioni che non sono obbligate a rendere pubblica l'identità di tutti i finanziatori originari. È il fenomeno del cosiddetto "dark money", il denaro politicamente impiegato ma del quale non è possibile ricostruire completamente la provenienza. OpenSecrets ha già individuato 1,47 miliardi di dollari di questi contributi nel ciclo elettorale 2026, superando gli 1,35 miliardi registrati nel 2024, quando si votava anche per il presidente degli Stati Uniti.

La sfida dei miliardari: da Musk a Soros -

 Se le campagne americane mobilitano somme sempre più elevate, una quota rilevante delle risorse arriva da un numero ristretto di grandi sponsor: imprenditori, aziende, investitori e magnati della finanza possono sostenere i candidati attraverso i comitati politici, contribuendo a modificare i rapporti di forza nelle competizioni più combattute.

Il caso più eclatante è quello di Elon Musk: secondo un'analisi del "Guardian" basata sui dati della FEC disponibili al 29 ottobre, il fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla, numero uno del Doge fino alla rottura con Trump, ha versato almeno 445,77 milioni di dollari a comitati e organizzazioni vicini ai repubblicani dall'inizio del ciclo elettorale. Altri conteggi, che comprendono attività politiche ulteriori, attribuiscono al miliardario cifre anche maggiori.

Fra i principali destinatari dei finanziamenti figurano America PAC e il Senate Leadership Fund, organizzazione impegnata a sostenere i repubblicani nella corsa al Senato. Musk ha puntato in particolare sulla competizione in Texas, lo Stato in cui ha fissato la propria residenza. Nel giorno del voto, il 3 novembre, ha inoltre invitato i suoi sostenitori a votare repubblicano, pubblicando su X un appello a scegliere il rosso, colore del partito.

Ma Musk non è l'unico finanziatore vip: tra i sostenitori dei repubblicani figurano il magnate degli imballaggi Richard Uihlein e la sua famiglia, ai quali vengono attribuiti circa 150 milioni di dollari, e l'investitore Jeff Yass, con circa 110 milioni. Secondo le ricostruzioni pubblicate alla vigilia del voto, sul fronte democratico compaiono invece finanziamenti riconducibili all'area del controverso miliardario George Soros per circa 102 milioni, quelli di Michael Bloomberg (tre volte sindaco di New York e filantropo) per 84 milioni e quelli di Reid Hoffman (noto per essere il "papà di LinkedIn") per 41 milioni,

Il prezzo della democrazia -

 Una montagna di soldi enorme è quella che accompagna l'appuntamento elettorale a stelle e strisce e che solleva domande spinose sull'effettivo accesso al potere politico, forse non alla portata di chi non ha risorse proprie oppure non ha un programma attraente per i maggiori gruppi di interesse.

Senza risorse infatti non si accede agli spazi pubblicitari e quindi non si arriva al cuore degli elettori e, per contro, avere fondi in abbondanza non significa automaticamente vincere; ma la disponibilità finanziaria è conditio sine qua non per riuscire a sostenere una competizione fino al giorno del voto e provare a cambiare l'orientamento di quegli elettori indecisi che potrebbero fare la differenza. E in un momento storico in cui il potere d'acquisto delle famiglie americane è messo sotto pressione come non mai, la pioggia di miliardi messi in piazza da queste Midterm non possono che far sollevare più di un sopracciglio e accendere le riflessioni sugli interessi davvero in gioco per conquistare uno scranno alla Camera o al Senato.

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