
Attacchi hacker ai congelatori, come è successo e quali sono i rischi per la salute
Impianti vecchi, collegati a internet e spesso senza aggiornamenti: perché la catena del freddo è diventata un bersaglio e che cosa si rischia nel caso in cui prodotti decongelati vengano consumati

La mattina del 12 ottobre, i dipendenti di alcuni supermercati francesi trovarono la merce nei congelatori completamente decongelata. La temperatura dei banchi frigo era schizzata, nella notte, a cinquanta gradi. Poi, negli scorsi giorni, è successo anche nel nostro Paese: diversi supermercati hanno trovato i banchi frigo con temperature anomale. Il cibo da frigo o freezer, esposto a una temperatura elevata per molto tempo, è stato buttato per tutelare la salute dei consumatori.
Come è successo -
La maggior parte dei banchi frigo delle grandi catene è collegata ad internet. Non che per congelare dei gamberetti ci sia bisogno di una connessione alla rete, ma alla grande distribuzione conviene avere dei congelatori connessi per due motivi: poter controllare la temperatura da remoto senza essere sul posto e avere immediata segnalazione nel caso ci sia un guasto. Il problema è che molti di questi sistemi sono "vecchi" e non ricevono aggiornamenti software per migliorare la sicurezza e per evitare "buchi" di questo genere. Dunque, prendere il controllo di questi sistemi non sarebbe così complicato: secondo il generale della riserva della guardia di finanza, Umberto Rapetto, le tecniche per hackerarli possono essere trovate anche su YouTube.
Perché proprio i congelatori -
Sicuramente, per la facilità con cui possono essere bucati questi sistemi, ma anche per destabilizzare una parte della filiera del cibo in Europa. Di fatto, oltre al danno economico per le aziende e per i supermercati, c'è stato anche un danno di spreco: molto cibo, infatti, è stato buttato per tutelare i consumatori da eventuali batteri. Tuttavia, le indagini sono ancora in corso e non si escludono molteplici ipotesi.
I rischi per la salute -
Dipendono da una sola cosa: per quanto tempo il cibo è rimasto al caldo. Antonella Maugliani, ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità, spiega ad Ansa che con un tempo limitato gli alimenti vanno valutati caso per caso, mentre con un’esposizione prolungata prevale il principio di precauzione. Il freddo non elimina i batteri, li mette in stasi. Come spiega la stessa Maugliani, nel congelato restano in qualche modo “dormienti”, ma con lo scongelamento riprendono l’attività e possono moltiplicarsi, producendo in certi casi tossine nocive. A 50 gradi non c’è alcuna sterilizzazione. La temperatura è sufficiente a favorire la crescita di molti microrganismi e cuoce al massimo, e in modo disomogeneo, gli strati esterni.