La partecipazione di militari italiani al contingente multinazionale chiamato a proteggere gli aiuti umanitari in Iraq dovrebbe essere prossima. Il governo, con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, riferirà in Parlamento, come deciso dalla conferenza dei capigruppo, già martedì: un dibattito che si preannuncia molto acceso. L'Ulivo protesta e Cossiga parla di "crisi costituzionale". Dopo l'intervento del ministro si procederà al voto.
"L'ignorante ostinazione del governo della Repubblica a voler inviare oltre mille carabinieri, paracadutisti in Iraq con la ridicola scusa che essi servono a garantire la equa distribuzione dei viveri e dei medicinali a quelle sfortunate popolazioni rischia di creare una vera e propria crisi costituzionale". Ma l'affondo dell'ex Capo dello Stato Francesco Cossiga non so ferma qui. "L'Iraq di fatto (ma nel diritto internazionale il fatto ha una sua specifica rilevanza giuridica) - spiega Cossiga - e' sotto occupazione delle forze militari anglo-americane che hanno debellato il governo iracheno e distrutto le sue forze armate. I poteri di governo sono oggi esercitati nell'Iraq dagli anglo-americani che hanno anche dichiarato che intendono dare a questo governo un assetto formale. Mandare i carabinieri e cioe' militari della quarta forza armata dello Stato in Iraq significa diventare belligeranti contro le decisioni del Consiglio di Sicurezza e perfino contro le decisioni del Consiglio Supremo di Difesa italiano". Non è dello stesso avviso comunque il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione che afferma: i carabinieri "sono bravissimi", "di loro ci sara' un gran bisogno" in Iraq, ma occorre chiarire "la differenza fra peace-keeping e operazioni militari: una differenza concettualmente chiara che si deve pero' riflettere nella strutture dell'operazione". Buttiglione sottolinea poi che "se (i militari) vanno sotto il comando delle Nazioni Unite o della Nato non c'e' problema", ma "se fossimo integrati in una catena di comando americana che dirige le operazioni di guerra, allora non ci saremmo più". Secondo Buttiglione, "un comando europeo integrato ad hoc sarebbe la soluzione migliore". E comunque, nonostante le diverse posizioni e gli animi infuocati, il governo presenterà già oggi alla Conferenza dei capigruppo della Camera, e in serata a quella del Senato, la richiesta di fissare in calendario il dibattito che approvi l'invio in Iraq di un primo contingente militare italiano e che avra' il compito di proteggere gli aiuti umanitari che il nostro Paese si accinge ad inviare. Si tratta, spiegano fonti governative, di un via libera che viene chiesto per potere essere pronti all'invio della missione umanitaria non appena si determineranno le condizioni necessarie al termine del conflitto e quindi, si sottolinea, nella fase post-bellica. Il dibattito parlamentare potrebbe tenersi entro questa settimana, probabilmente nella giornata di martedi' sia alla Camera sia al Senato. La partenza di questo primo ristretto contingente, che dovrebbe essere composto in prevalenza da carabinieri, non e' ipotizzabile in tempi stretti.
Lo scontro tra maggioranza e opposizione Sulla stessa linea si pone Sergio Cofferati. Per l'ex segretario della Cgil, infatti, "un contingente in Iraq puo' essere inviato solo per operazioni di pace e sotto l'egida dell'Onu". Cofferati invita poi l'opposizioni a chiedere "un disegno di legge sugli interventi umanitari, evitando di impelagarsi in una disputa legata alla allusione delle cose che si possono fare insieme, salvo poi non farle, e ribadisce la necessita' per il centrosinistra di battersi "per una riorganizzazione dell'Onu" perche' "solo un'organizzazione internazionale come l'Onu legittimata puo' assicurare l'intervento preventivo per evitare le guerre". Un voto contrario ai Carabinieri in Iraq lo annunciano anche i Comunisti italiani ed i Verdi. "Nell'Iraq devastato dalla guerra, servono, con urgenza aiuti umanitari, e non altri fucili", dice il capogruppo del Pdci alla Camera Marco Rizzo "Noi - aggiunge - siamo contrari alla guerra e siamo contrari all'occupazione militare statunitense dell'Iraq. Pertanto - conclude - voteremo contro qualunque invio di forze armate italiane, fossero anche solo i carabinieri". Dal canto suo, Paolo Cento annuncia una "opposizione durissima". Nella Cdl il leader dell'Udc Marco Follini non vede problemi, ma anzi auspica l'invio dei militari italiani in Iraq. "La guerra sta finendo - dice - e chi parte oggi non lo fa per scopi di conquista. La presenza di una forza di peacekeeping per ricostruire l'Iraq rientrerebbe in una logica di pace. Comunque, se ne parlera' in Parlamento. Auspica una copertura delle Nazioni unite, ma ritiene che si possa comunque procedere con la missione in assenza di questa il vicepremier Gianfranco Fini. "Il primo passo per un intervento umanitario - spiega - e' garantire le condizioni perche' gli aiuti vengano distribuiti e non saccheggiati. E cio' e' possibile solo con la presenza di uomini armati addetti al peacekeeping".
Un dibattito - quello chiesto dall'esecutivo e che sarà affrontato in Parlamento- che si preannuncia molto acceso tra maggioranza e opposizione, visto che la missione non sara' sotto l'egida dell'Onu. "Noi non ci opporremo - annuncia il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante - purche' si tratti di un' operazione delle Nazioni Unite e non della continuazione della guerra unilaterale. Dobbiamo spingere perche' siano le organizzazioni internazionali a riprendere in mano la situazione".