
Ostuni, a 25 anni Fabio è diventato Superhost in meno di un anno
Centinaia di ospiti nel primo anno, quasi tutti stranieri, e una valutazione di cinque stelle: con il trullo di famiglia nella campagna pugliese Fabio Luceri ha fatto dell’ospitalità il suo lavoro

Fabio Luceri ha 25 anni ed è diventato Superhost in meno di un anno. Nei primi dodici mesi di attività il Trullo Luceri, la casa di famiglia che gestisce nella campagna di Ostuni, ha accolto centinaia di ospiti arrivati quasi tutti dall’estero, con una valutazione di cinque stelle. Con questi risultati ha vinto il premio Miglior host emergente, la categoria che i Maestri dell’Accoglienza 2026 di Airbnb hanno introdotto quest’anno per chi ospita da poco.
Dall’annuncio online a Superhost in meno di un anno -
Quando il trullo ha aperto ai viaggiatori, Fabio non aveva esperienza nell’ospitalità. Mettere l’alloggio su Airbnb, racconta, si è rivelato più facile del previsto: l’annuncio è andato online nel giro di pochi giorni, e alla prima prenotazione ne sono seguite decine.
Da allora segue in prima persona l’annuncio, i prezzi e il rapporto con gli ospiti, e usa le recensioni per capire se la strada è quella giusta. Margini per crescere, spiega, ne ha ancora, e su Airbnb trova gli strumenti per sfruttarli.
“Per me Airbnb è stato molto più di una piattaforma. Il mestiere di host l’ho imparato strada facendo, e così un sogno che sembrava irrealizzabile è diventato un lavoro vero, che mi dà soddisfazione anche economica e mi permette di vivere qui”.
© Airbnb
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Un benvenuto di persona a ogni arrivo -
Gli ospiti li accoglie sempre lui, con un pensiero che cambia a seconda dell’ora d’arrivo e i suoi consigli per Ostuni e per i borghi della Valle d’Itria, come Cisternino e Locorotondo. A volte si sale insieme sul tetto del trullo a guardare il tramonto, e con qualcuno il contatto continua dopo la partenza. Grazie ad Airbnb, il progetto di famiglia ha segnato una svolta nel suo percorso professionale e gli ha fatto conoscere viaggiatori da tutto il mondo.
Da Pollenzo al trullo di famiglia -
Appassionato di cibo, di convivialità e di incontri, Fabio ha studiato Scienze Gastronomiche a Pollenzo, dove si è laureato nel 2022. Rientrato in Puglia, ha lavorato nella ristorazione finché un’esperienza difficile non lo ha spinto a lasciare.
Il trullo lo aveva comprato nel 2021 il fratello maggiore, Luca, che viveva all’estero: non lo aveva mai visto dal vivo e si era basato sulle foto e sul parere della madre e di Fabio. Fabio ha aiutato la famiglia nella ristrutturazione, seguendo i lavori e gli artigiani, e quel trullo è diventato il suo rifugio.
“Non avevo mai pensato di diventare host. All’inizio volevo soltanto aiutare mio fratello, ma più tempo trascorrevo al trullo, più lo sentivo mio. Quando gli ho proposto di gestirlo, mi ha dato piena fiducia. È stato il momento in cui ho capito che potevo costruire qualcosa di mio”.
Al progetto ha lavorato tutta la famiglia: il padre, fotografo, e la sorella hanno scattato le immagini dell’annuncio, mentre Luca, che si occupa di dati, gli ha dato un’impronta analitica. Fabio ci ha messo la creatività e si è fatto carico della parte del mestiere che da fuori non si vede, fatta di richieste da gestire, imprevisti e responsabilità, con un impegno che non finisce con l’estate.
Nuove collaborazioni dal trullo -
Al trullo Fabio e il fratello organizzano anche incontri con giovani creativi e imprese del territorio. Da lì sono nati progetti con realtà della moda e della gastronomia, tra cui una collezione di accessori per la casa che un giovane marchio pugliese ha realizzato apposta per il trullo.
“Credo che l’ospitalità dia a chi è all’inizio l’occasione concreta di costruire qualcosa di suo, anche partendo da zero”.
A 25 anni, osserva, non sempre si sa che strada prendere: “Diventare host mi ha aiutato a trovare la mia”.