La confessione

Elisa: "A otto anni ho subito una violenza sessuale, mi ha segnata per sempre"

La cantautrice parla al Corriere della Sera e racconta per la prima volta il trauma vissuto da bambina. Elisa si apre anche sulla fine del matrimonio con Andrea Rigonat 

© IPA

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"Ero io, nuda di fronte a un terremoto". Con questa immagine Elisa descrive il periodo che ha portato a Kintsugi, disco in arrivo il 27 novembre e l'omonimo film presentato alla Festa del cinema di Roma. Un lavoro che, spiega, "nasce dal bisogno di raccontare sinceramente una crisi individuale, il suo attraversamento verso un grandissimo cambiamento". Al Corriere della Sera, la cantautrice parla senza protezioni: "Ho vissuto un dolore profondo, come persona. Non come artista, non avevo infatti la protezione del ruolo".

Un trauma antico e una missione condivisa -

 Nel racconto c'è anche una ferita lontana, che Elisa Toffoli nomina con fatica: "Da piccola ho subito una violenza sessuale. Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile". Un'esperienza per lei difficile da mettere in parole, che "mi ha segnata per sempre. Io vorrei che nessuno aspettasse a parlarne, io ho atteso molti anni prima di confessarlo a mia mamma e sono dovuta arrivare a 48 anni per cercare l'aiuto di un terapeuta".

Oggi però prova a cambiare il rapporto con quel peso: "Sto imparando a non colpevolizzarmi. Sto facendo un lavoro di pulizia, certi ingombri non si rimuovono, ma si può sistemarli nel posto giusto, cambiare loro posizione e destinazione. Non lo avevo mai fatto". E allarga lo sguardo a chi ha vissuto la stessa violenza: "Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito la violenza sessuale. È una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante, senso di colpa per una violenza subita". Lo fa con la musica, con le sue parole e sostenendo il movimento Una, nessuna centomila, che ha contribuito a fondare.

La fine del matrimonio e il ritorno alla libertà di Elisa -

 Il disco nasce anche dalla separazione dal musicista Andrea Rigonat. "La rottura tra mio marito e me è avvenuta a settembre dell'anno scorso, dopo diciassette anni vissuti insieme", racconta, ricordando che ci sono dei figli e che quel legame non aveva mai messo in conto di chiuderlo. Quel terremoto l'ha spinta a guardarsi dentro "spietatamente" e a farsi domande mai poste, poi riversate in Kintsugi: "So parlare solo di sentimenti veri, so scrivere solo quello che sento".

Per un momento ha pensato "anche di ritirarmi, di farmi una nicchia al riparo del mondo. Non riuscivo a scrivere cose nuove, perché non volevo toccare certe verità". Poi qualcosa è cambiato: "Quando poi ho deciso di far cadere i recinti, tutto si è riaperto, ho ritrovato energia e libertà. Personale e creativa. Non nascondi le rotture, ma le rispetti perché ti hanno insegnato tante cose, appunto Kintsugi. È da tutte quelle crepe che esce la tua luce".

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