Francia, Belgio, Svezia, Lussemburgo, Estonia, Olanda e Irlanda, oltre che in Italia, tra Sicilia, Emilia e Toscana. Sono i Paesi che, a partire dal primo episodio registrato oltralpe il 12 ottobre, hanno subito un attacco hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati. I congelatori sono stati portati a temperature fino a 50 gradi, con conseguenze sulla conservazione degli alimenti. Gli investigatori sospettano un'operazione organizzata per destabilizzare diversi Paesi europei. Tra le ipotesi al vaglio c'è anche quella di un'azione riconducibile a gruppi di hacker filorussi.
Un'azione coordinata, escluso per ora il movente economico -
La polizia postale, che sta indagando sui vari casi, ritiene possibile che i diversi episodi siano collegati e facciano parte di un'unica strategia, preparata da tempo e realizzata in maniera sincronizzata. A rafforzare questa ipotesi è soprattutto l'assenza di richieste di denaro, tentativi di estorsione o rivendicazioni da parte degli autori degli attacchi. Per il momento, quindi, gli investigatori escludono che dietro le incursioni ci siano ragioni legate alla concorrenza commerciale o al tradizionale cybercrime. L'attenzione si sta concentrando piuttosto sulla cosiddetta guerra ibrida, con operazioni informatiche finalizzate a provocare disagi, danni economici e instabilità nei Paesi presi di mira. Una delle piste seguite è quella di gruppi di hacker filorussi, che potrebbero aver organizzato azioni di sabotaggio contro infrastrutture considerate strategiche e, in particolare, contro la catena di approvvigionamento alimentare.
Non serve essere esperti, può bastare un video su YouTube -
Come ha spiegato anche a Tgcom24 Umberto Rapetto, generale della riserva della guardia di finanza, non occorre per forza essere un hacker esperto, l'incursione in sistemi di questo tipo infatti potrebbe essere relativamente semplice: procedure e tecniche per accedere a sistemi di questo tipo sarebbero illustrate persino in alcuni video disponibili su YouTube. A essere colpiti non sono direttamente i singoli frigoriferi o congelatori dei supermercati, ma i sistemi informatici che controllano da remoto gli impianti di refrigerazione. Si tratta delle centraline digitali di telegestione della catena del freddo, attraverso le quali è possibile modificare i parametri di funzionamento e gestire le operazioni degli impianti. I software interessati apparterrebbero principalmente a un noto fornitore del settore. Il punto debole sarebbe rappresentato proprio dalla sicurezza di questi dispositivi. Per consentire gli interventi di manutenzione a distanza, molti sistemi industriali sono collegati direttamente a Internet, talvolta senza protezioni adeguate. Password troppo semplici e assenza di sistemi di autenticazione a due fattori possono così trasformarli in un facile bersaglio.
L'allerta dell'Agenzia per la cybersicurezza -
Di fronte alla diffusione degli attacchi, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha diramato un'allerta rivolta agli operatori della grande distribuzione organizzata, della logistica alimentare e della refrigerazione industriale, oltre che alle società di manutenzione. L'invito è a rafforzare le misure di protezione, utilizzare reti private virtuali (Vpn) per gli accessi da remoto ed evitare di esporre direttamente su Internet i sistemi di controllo degli impianti. Nel mirino ci sono i cosiddetti dispositivi OT, dall'inglese Operational Technology: hardware e software utilizzati per monitorare e gestire processi fisici, macchinari e infrastrutture industriali. La preoccupazione riguarda anche la possibilità che operazioni simili possano estendersi ad altri settori strategici.