in vigore da tempo ma poco famosi

Pixel di tracciamento, cosa sono e perché ci stanno riempiendo la casella di posta elettronica

La tecnologia esiste da molto tempo, ma ad aprile il Garante della Proviacy ha approvato le nuove linee guida, dando sei mesi per adeguarsi

© Istockphoto

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"Aggiornamento informativa Privacy e Pixel di tracciamento". Sono moltissimi gli italiani che, iscritti a una newsletter o ad altri servizi che prevedono l'invio di comunicazioni o informazioni via mail, hanno ricevuto almeno un messaggio con questo avviso negli ultimi giorni. Anche se, probabilmente, quasi nessuno ne ha mai sentito parlare, questa tecnologia non è nuova, ma in questo periodo ha catturato la nostra attenzione per via del Garante della Privacy, che di recente ne ha cambiato il regolamento.

Cosa sono -

 I tracking pixel sono delle piccolissime immagini, spesso trasparenti, "nascoste" nel corpo della mail: prendono il nome proprio dal fatto che spesso sono ridotte all’unità grafica minima visualizzabile sullo schermo, il pixel. Quando il destinatario della mail apre il messaggio, il pixel viene caricato da un server e tracciato. 

A cosa servono -

 Questa tecnologia viene utilizzata per segnalare, a chi ha inviato quella mail, se è stata aperta, letta o inoltrata dall'utente. Si tratta di un meccanismo utile al mittente o a un suo partner per raccogliere, a seconda dei casi, informazioni sul destinatario come l’indirizzo IP, quale dispositivo viene utilizzato, quali sono i tempi di lettura del contenuto o qual è il numero di volte in cui il messaggio è stato aperto. I pixel di tracciamento, a differenza di quello che può sembrare, non servono per rubarci i dati: semmai, forniscono informazioni al mittente riguardo l’apertura del messaggio nel quale sono inseriti, oppure l’eventuale cancellazione, inoltro o archiviazione della stessa, di modo da valutare - per esempio - l’efficacia delle campagne pubblicitarie e poterle personalizzarle sempre di più.

Cosa cambia adesso -

 Il Garante della Privacy ha ricondotto l'impiego del tracciamento tramite i pixel alle norme del Codice della Privacy che disciplinano l’accesso alle informazioni sui dispositivi degli utenti, motivo per cui ha imposto di renderlo opzionale. Ad aprile, infatti, sono state approvate le nuove linee guida sull'impiego di questa tecnologia e le piattaforme hanno avuto sei mesi - fino al termine ultimo del 29 ottobre - per adeguarsi. Quello che cambia, adesso, è che chiunque utilizzi i pixel deve informare i destinatari, specificando cosa viene tracciato e per quale ragione, fermo restando che tutti gli utenti devono avere la possibilità di revocare il permesso al tracciamento tramite i pixel in qualsiasi momento. I dati raccolti devono essere il più limitati possibile e deve essere ridotta la possibilità di identificare i singoli destinatari. Sono previste, a ogni modo, eccezioni per avvisi particolari come quelli di sicurezza nel caso di una violazione delle password o di altri dati sensibili.

Come bisogna comportarsi -

 Un utente, quando riceve una mail, deve valutare innanzitutto se vuole evitare questo tipo di tracciamento - che significa anche, però, avere informazioni e avvisi meno personalizzati -. Nella maggior parte dei casi, se non si è contrari, non si deve fare nulla. Se si è contrari, invece, si può bloccare la pratica (in qualsiasi momento). Per farlo, di solito è sufficiente premere sul pulsante "clicca qui" contenuto nella e-mail stessa che informa del tracciamento oppure in apposite sezioni sui siti delle società dai quali si ricevono gli avvisi. È importante segnalare, tuttavia, che il tracciamento può avvenire soltanto se è abilitato il download delle immagini. Nel caso in cui l'utente, invece, legga l’e-mail esclusivamente in formato testo, il pixel - così come tutte le altre immagini -, non viene scaricato e non può svolgere la sua funzione di tracciamento.

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