Proteste di piazza

Caos istituzionale in Polonia, scontro totale tra premier e presidente sulla nomina dei giudici

Il primo ministro Tusk ha sospeso il presidente della Corte costituzionale dopo la decisione del capo dello Stato di non accettare la nomina dei nuovi togati

La Polonia precipita nella più grave crisi istituzionale della sua storia recente. Uno scontro di poteri senza precedenti sta vedendo contrapposti il governo europeista del premier Donald Tusk, i vertici della magistratura e la presidenza della Repubblica, controllata dalla destra nazionalista guidata da Karol Nawrocki. La tensione, latente da mesi, è esplosa nelle ultime ore ed è culminata con l'intervento dei reparti antisommossa della polizia a Varsavia per blindare la sede della Corte costituzionale, presa letteralmente d'assalto dalle forze nazionaliste.

La crisi istituzionale -

 Il punto di rottura si è consumato quando la giudice costituzionale Anna Korwin-Piotrowska, facendo leva sulla propria anzianità di servizio, ha emanato un provvedimento d'urgenza ordinando la sospensione immediata del presidente del tribunale Bogdan Swieczkowski e del vicepresidente Bartlomiej Sochanski. Korwin-Piotrowska ha assunto temporaneamente la guida dell'organo, accusando i vertici uscenti di gravi irregolarità e di aver ostacolato il lavoro dei magistrati nominati dal nuovo Parlamento. Di fatto, il Paese si ritrova oggi con due vertici rivali alla guida della massima corte, nessuno dei quali riconosce la legittimità dell'altro.

Le radici dello scontro -

 Per comprendere la portata del caos attuale è necessario fare un passo indietro. Tra il 2015 e il 2023, il partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) ha varato una massiccia e contestata riforma della giustizia che ha progressivamente posto i tribunali e gli organi di nomina sotto lo stretto controllo politico dell'esecutivo. Una svolta che aveva provocato durissimi scontri con l'Unione Europea per la violazione dello stato di diritto. Dopo la vittoria elettorale, il nuovo premier Donald Tusk ha avviato un piano speculare per smantellare quelle riforme, spingendo per la rimozione o la decadenza dei giudici considerati illegittimi o politicamente allineati al vecchio corso.

L'intervento dell'Ue -

 Il piano di ripristino di Tusk si è però scontrato con il muro eretto dal presidente della Repubblica Nawrocki, esponente della destra nazionalista. Nawrocki che ha recentemente rifiutato il giuramento di cinque giudici regolarmente eletti dal nuovo Parlamento, paralizzando così il ricambio della Corte. Da qui l'ultimatum della Commissione europea, che ha invitato il presidente polacco a convalidare la nomina di otto nuovi giudici, poco dopo le consultazioni da lui tenute con i rappresentanti dei partiti della maggioranza centrista e dell'opposizione nazionalista, volte a trovare una via d'uscita dall'attuale crisi politica e istituzionale. "Spetta alle autorità polacche garantire che il Tribunale costituzionale possa funzionare in conformità con la Costituzione polacca e nel rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia dell'Ue", ha dichiarato all'Afp un portavoce della Commissione europea.

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