Il 14 ottobre 2025 tre carabinieri, di età compresa fra 36 e 56 anni, persero la vita in un'esplosione in un casolare di Castel D'Azzano, in provincia di Verona. Adesso arriva un nuovo capitolo della vicenda. La Procura di Verona ha aperto un fascicolo a carico dei tre comandanti dei carabinieri responsabili dell'operazione di sgombero nel casolare dei fratelli Ramponi, oggetto di perquisizione.
La prima udienza -
Sono accusati di omicidio colposo plurimo il comandante della compagnia di Villafranca Vincenzo Spataro, il tenente colonnello Antonio Sframeli, allora comandante del reparto operativo, e il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona. I tre uomini sono stati anche sottoposti a un procedimento disciplinare aperto dalla Procura generale per una presunta negligenza nella pianificazione e nella gestione del blitz nel casolare dei Ramponi.
Nella mattina del 30 ottobre si è tenuta la prima udienza davanti a una commissione di disciplina. Qui i difensori hanno chiesto la sospensione del procedimento proprio perché hanno saputo dell'inchiesta della Procura veronese. Un'istanza alla quale si è opposta la Procura Generale e sulla quale il presidente del collegio si è riservato. Il procedimento è stato rinviato al prossimo 15 gennaio.
La perquisizione e l'esplosione -
I carabinieri si erano recati nel casolare di proprietà dei Ramponi per eseguire una perquisizione prima dell'operazione di sfratto. Tuttavia, l'ambiente era stato saturato di gas e riempito di bombole e bottiglie molotov. Stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata Maria Luisa Ramponi a innescare la deflagrazione lanciando un accendino sul pavimento cosparso di benzina. Già l'anno precedente, in più occasioni i fratelli Ramponi avevano tentato di impedire lo sfratto della loro cascina, barricandosi sul tetto e minacciando di far saltare in aria la struttura. Lunedì 26 ottobre si è aperto davanti alla Corte d'Assise di Verona il processo per strage a carico dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi.