Nelle azzorre

Corvo, l'isola spegne le luci per proteggere un uccello

Si tratta della berta maggiore, un volatile che verso la fine di ottobre, con la migrazione, affronta il momento più delicato della propria esistenza

© Afp

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C'è un'isola, nel cuore dell'oceano Atlantico, che per cinque giorni e cinque notti resta completamente al buio per ridare una rotta alla vita. Da lunedì 26 a stasera, venerdì 30 ottobre 2026, la minuscola isola di Corvo, la più piccola e remota dell'arcipelago portoghese delle Azzorre, ha spento volontariamente ogni sua luce artificiale. Nessun guasto elettrico, nessuna emergenza energetica: solo un atto di responsabilità collettivo e coordinato per proteggere la berta maggiore atlantica (Calonectris borealis), un uccello marino che proprio in questi giorni affronta il momento più delicato della sua esistenza, la migrazione.

Cinque giorni al buio -

 L’iniziativa, promossa dalla Società portoghese per lo studio degli uccelli (Spea) in collaborazione con il comune locale, ha visto la partecipazione totale e attiva dei pochi centinaia di residenti dell'isola. Allo scoccare del coprifuoco luminoso, i lampioni stradali sono stati disattivati, le auto sono rimaste ferme nei garage e i cittadini hanno oscurato le finestre di casa con tende spesse, lasciando che l'isola venisse completamente avvolta dall'oscurità dell'oceano Atlantico. Per gli abitanti di Corvo si tratta ormai di una tradizione che prosegue dal 1991 dato che l’85% della popolazione mondiale di questo particolare esemplare di uccello nidifica nelle cavità di scogliere e coste delle isole Azzorre.

La minaccia dell'inquinamento luminoso -

 La fine di ottobre coincide con il periodo in cui i giovani esemplari di berta maggiore, nati durante l'estate all'interno di nidi scavati nelle scogliere, sono pronti a lasciarsi alle spalle la terraferma per intraprendere il loro primo e decisivo volo verso il mare aperto. Istintivamente guidati dalla luce della luna e delle stelle riflessa sull'acqua con l’obiettivo di evitare i predatori, i piccoli volatili vengono purtroppo ingannati e disorientati dai forti bagliori dei centri abitati derivanti da lampioni, automobili e abitazioni. Finiscono così per schiantarsi contro edifici, pali della luce o auto, rimanendo intrappolati a terra alla mercé proprio dei predatori o investiti dal traffico.

Una comunità mobilitata -

 Per evitare una strage silenziosa, gli abitanti di Corvo non si sono limitati a spegnere gli interruttori. Divisi in ronde di volontari equipaggiati con torce schermate e scatole di cartone, adulti e bambini perlustrano ogni angolo del paese durante le notti di blackout. Il loro compito? Raccogliere gli esemplari caduti al suolo prima che fosse troppo tardi. Gli uccelli salvati sono stati poi censiti e liberati in sicurezza la mattina successiva dalle scogliere, pronti a riprendere il loro viaggio oceanico. I numeri dell'operazione, estesa in forme diverse a tutto l'arcipelago, certificano il successo di questa mobilitazione: oltre 30.000 uccelli marini tratti in salvo negli ultimi dieci anni, di cui ben 6.000 nella sola isola di Corvo.

Un modello per il pianeta -

 E in un mondo sempre più minacciato dall'inquinamento luminoso, che altera i ritmi biologici di intere specie, l'esperimento delle Azzorre dimostra che la convivenza rispettosa tra uomo e natura è possibile. “Questo sforzo collettivo è un esempio lampante di come la riduzione dell’inquinamento luminoso possa ripristinare l'equilibrio ecologico. Dimostra che anche piccoli cambiamenti possono influenzare significativamente la biodiversità”, spiega al quotidiano britannico The Guardian il fotografo documentarista Andrea D Zanenga. “Questo blackout intenzionale non è solo un atto di conservazione, ma un passo avanti verso lo sviluppo della capacità di coesistere con la natura senza sconvolgerne i ritmi”.

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