BUON RISPARMIO

Mangiare bene spendendo il giusto: quando la qualità alimentare diventa un diritto per tutti

L’insicurezza alimentare sfiora il 14% e 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta: perché l’accesso a un’alimentazione sana non dovrebbe essere un privilegio, e quale ruolo può avere la distribuzione

© Istockphoto

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In Italia l’insicurezza alimentare ha raggiunto il 13,95%, contro il 10,27% dell’anno precedente. Il dato viene dal rapporto “Il caso Italia” dell’Osservatorio Waste Watcher International, pubblicato nel febbraio 2025. Si misura con la FIES, una scala sviluppata dalla FAO che rileva quante persone hanno difficoltà ad accedere a un cibo adeguato. Per una parte crescente delle famiglie, quindi, mangiare bene non è più scontato.

Un diritto, prima che un consumo -

 La FAO definisce la sicurezza alimentare come la condizione in cui tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente. Non basta che il cibo ci sia: deve essere raggiungibile, anche economicamente, e deve essere di qualità.

I numeri dell’Istat dicono quanto questo accesso sia fragile. Nel 2024 vivevano in povertà assoluta oltre 2,2 milioni di famiglie, l’8,4% del totale, per un totale di 5,7 milioni di persone. Tra loro ci sono più di 1,28 milioni di minori, il 13,8% di tutti i bambini e i ragazzi residenti in Italia. Per molte di queste famiglie il carrello della spesa è il primo posto in cui si fanno rinunce.

Mangiare sano non deve costare di più -

 Esiste un’idea diffusa secondo cui un’alimentazione equilibrata sia, per forza, più costosa. Le Linee guida per una sana alimentazione del CREA la smentiscono e dedicano una direttiva proprio alla sostenibilità economica e sociale, “cioè legata al costo di una dieta sana”. Il documento è netto: “Sono moltissime, infatti, le scelte alimentari che sono sia salutari che sostenibili per l’ambiente e affrontabili senza appesantire il bilancio familiare”. Basta orientarle “verso frutta, verdura, legumi e cereali (meglio se integrali)”, una scelta che “consente di guadagnare salute, rispettare l’ambiente e risparmiare denaro”.

Gli alimenti alla base di una dieta sana, dunque, sono spesso anche tra i più economici. Il punto è che restino davvero accessibili, sugli scaffali e nei prezzi.

La distribuzione dalla parte di chi fa la spesa -

 Questo è il terreno in cui la grande distribuzione può fare la differenza. Una realtà come MD porta sugli scaffali dei propri punti vendita circa 2.384 referenze a marchio proprio, secondo il suo Bilancio di sostenibilità 2024. Tra queste c’è la linea Buona Spesa Italia, presentata nel 2024 con un obiettivo dichiarato dall’azienda: non costringere le persone “alla scelta tra qualità e prezzo di fronte alle strette economiche attuali”.

Tra i suoi primi prodotti ci sono proprio i fondamentali di una dieta equilibrata: la pasta di grano 100% italiano con il 14% di proteine, l’olio extravergine 100% italiano e le conserve di pomodoro. Sono beni di tutti i giorni, quelli che servono per comporre un piatto sano senza appesantire il conto. Perché il diritto a mangiare bene si difende anche così: con una spesa buona, alla portata di tutti.