Lo studio tra gli adolescenti

"Generazione porno", per i giovani l'educazione sessuale si fa sui siti per adulti

Un'indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo rivela un preoccupante vuoto istituzionale: il 31% dei ragazzi impara il sesso solo online. Ma gli studenti chiedono a gran voce l'introduzione dell'educazione affettiva a scuola.

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Non sono i genitori, non sono i medici e non sono nemmeno i professori. Per quasi un giovane italiano su tre, il primo (e in alcuni casi anche l'unico) insegnante di sesso è uno smartphone connesso a un sito porno. È la fotografia nitida e allarmante scattata dall'ultima indagine Ipsos Doxa condotta per Medici del Mondo su un campione di 1.000 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni, che hanno risposto a domande sulla propria introduzione al mondo dell'educazione sessuale.

Cortocircuito educativo -

 I dati, presentati a Milano presso la sede della Regione Lombardia, mettono a nudo un cortocircuito educativo e sanitario che investe in pieno le nuove generazioni, cresciute in un ecosistema digitale dove l'accesso a contenuti espliciti è immediato, ma l'informazione scientifica latita. Il dato più eclatante è quel 31% di intervistati che dichiara di aver appreso le dinamiche della sessualità esclusivamente attraverso la pornografia. Una tendenza, questa, di cui i giovani stessi avvertono il pericolo e le distorsioni, ma da cui comunque non riescono a distaccarsi. I ragazzi, tuttavia, non sono consumatori passivi o inconsapevoli: il 64% di loro ammette che i video a luci rosse creano aspettative del tutto irrealistiche sulle performance fisiche, mentre il 59% è convinto che la pornografia diffonda modelli culturali tossici, basati sulla violenza e sulla discriminazione di genere.

Il web come primo rifugio -

 Eppure, in mancanza di alternative, il web resta il rifugio principale, scelto come tale sempre più consapevolmente dai giovani nativi digitali. Quando emergono dubbi sulla salute riproduttiva o sulla contraccezione, la prima reazione è interrogare i motori di ricerca: il 50% si affida a Google e il 27% si rivolge persino ai sistemi di intelligenza artificiale. I canali istituzionali e scientifici registrano invece un crollo verticale: solo il 18% dei giovani ha il coraggio o l'opportunità di parlare con un medico, e appena il 14% frequenta un consultorio.

Contraccettivi sì, ma... -

 Nell'indagine di Medici del Mondo il 64% dei giovani dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci riferiscono di aver avuto il primo rapporto prima dei 18 anni. Ma il 55% lamenta di non avere informazioni sufficienti sui propri diritti riproduttivi. Se infatti il preservativo maschile è conosciuto dal 96% di ragazzi e ragazze, solo il 36% di loro dichiara di utilizzarlo sempre nei rapporti sessuali, mentre il 21% lo usa raramente o mai. Tra le ragioni del mancato utilizzo compaiono anche la convinzione che i rischi siano bassi (10%) e il ricorso ad altri metodi contraccettivi (24%), ma anche il fattore economico: il 70% ritiene che i contraccettivi costino troppo e il 73% chiede la gratuità per le fasce più giovani della popolazione.

Poca consapevolezza, più rischi -

 Il vuoto informativo non ha solo ripercussioni psicologiche e relazionali, ma si traduce anche in una vera e propria emergenza sanitaria. Medici del Mondo lancia infatti l'allarme sulle conseguenze pratiche di questa autogestione della sessualità: tra gli adolescenti si registra una drastica diminuzione dell'uso del preservativo e, di riflesso, un aumento preoccupante dei casi di infezioni sessualmente trasmissibili. Il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessualmente trasmesse, mentre sul fronte dei diritti riproduttivi, appena il 36% conosce correttamente la normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza e l'81% non sa cosa sia la Ru486, ovvero il farmaco per l'interruzione volontaria di gravidanza

"Vogliamo l'educazione sessuale a scuola" -

 La ricerca smentisce però il mito di una gioventù disinteressata alle regole o refrattaria al dialogo. Al contrario, dall'indagine emerge una richiesta d'aiuto corale indirizzata alle istituzioni. Il 71% degli studenti chiede che l'educazione sessuale-affettiva entri finalmente nelle scuole, e ben il 56% pretende che si trasformi in una vera e propria materia scolastica obbligatoria. Un messaggio chiaro a una politica che, da decenni, fatica a trovare una linea comune sull'introduzione di questi programmi nei programmi didattici nazionali. Di contro, solo il 2% pensa che non debba trovare spazio nelle aule.

Strumenti e responsabilità -

 L'indagine evidenzia "uno scarto significativo tra l'elevata disponibilità di informazioni e la capacità di accedere a conoscenze corrette e complete" commenta Barbara Toci, senior researcher Public Affairs di Ipsos Doxa. Per Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo "è la politica che continua a ostacolare un'educazione sessuale-affettiva strutturata e accessibile a tutti. Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo, né di essere informati e poi togliere loro i luoghi in cui informarsi. Soprattutto in un contesto sanitario preoccupante, con le infezioni sessualmente trasmesse in aumento".

In piazza per i ragazzi -

 Senza una guida che spieghi il valore del consenso, del rispetto e della prevenzione, la prima generazione nativa digitale si ritrova così paradossalmente iper-esposta alle immagini, ma drammaticamente analfabeta sull'intimità e sulla salute del proprio corpo. Da qui la decisione di Medici del Mondo, che si sta preparando a scendere in piazza con le ragazze e i ragazzi "per portare le loro domande nel confronto pubblico, perché non siano più costretti a cercare da soli risposte su temi che riguardano la propria salute, il proprio corpo e i propri diritti".

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