Il 6 novembre esce "Airplane Mode", il nuovo album di James Blunt. "Come descriverei il disco con una sola parola? Beh, fantastico", dice l'artista a Tgcom24 in collegamento da Ibiza, dove vive sei mesi l'anno ("Gli altri sei li trascorro in Svizzera)". Per celebrare l'uscita dell'album, il cantautore britannico ha annunciato un tour europeo che lo porterà anche in Italia: sabato 27 febbraio 2027 all'Unipol Forum di Milano e domenica 28 febbraio al Nelson Mandela Forum di Firenze. "Sono sempre davvero entusiasta di suonare in Italia. Sono britannico e il pubblico britannico è un po' riservato e silenzioso, mentre quello italiano è l'opposto perché voi avete la musica nel sangue. Qualsiasi musicista ve lo ripeterà all'infinito: suonare nel vostro Paese significa farlo davanti a persone che cantano ogni singola parola, che ti tirano su quando sei preoccupato e giù di morale, che vivono la performance quanto te. E questo è un onore, un piacere e una gioia assoluta. Ma per me la storia con l'Italia va ancora più in profondità, perché io giro il mondo in tour, ma il posto in cui tutto è iniziato per me è il vostro Paese", racconta Blunt a Tgcom24.
Il legame con l'Italia -
"Avevo fatto uscire una canzone intitolata High e, mentre nel resto del mondo all'inizio faticava a ingranare, in Italia era diventata immediatamente una hit. Credo sia successo perché era stata scelta per uno spot pubblicitario. Da quel momento, e quindi fin dall'inizio, gli italiani mi hanno invitato a suonare. Il vostro Paese è un posto incredibile. Potrei riempire di complimenti gli italiani per tutto il giorno. Avete un'architettura straordinaria, un cibo fantastico, una posizione geografica meravigliosa. Siete tutti bellissimi, ragazzi e ragazze. Se non vivessi a Ibiza, verrei a vivere in Italia", spiega ancora il cantautore a Tgcom24.
L'album -
Sull'album, Blunt dice che parte di esso "è sfuggito alla trappola di me che mi chiudo in uno studio a Londra trattando la musica come un lavoro. Infatti, ho detto alla mia casa discografica: Sarò a Ibiza o in Svizzera, chiunque voglia venire a lavorare con me". E così abbiamo allestito uno studio nella mia camera da letto a Verbier e uno in una stanza libera qui. A quel punto, mi è sembrato di scrivere canzoni come un adolescente, ma parlando del mondo vero, della mia vita reale e delle mie esperienze reali, invece di considerarlo un lavoro. Ed è per questo che l'album è forse diverso dai precedenti".
© Ufficio stampa
Inoltre, Blunt spiega di aver scritto il disco in totale libertà, senza pensare a logiche di mercato ma soltanto alla musica. "Ho scritto il mio primo album, Back to Bedlam, quando ero un giovane uomo con un sogno. Sogno che si è avverato in tutto il mondo con il successo commerciale di quell'album. Poi, sono arrivate le difficoltà di trovarsi sotto i riflettori. Così, mi sono ritirato a Ibiza e ho scritto un secondo album: All the Lost Souls. E si può capire già dal titolo che non è un album felice. È l'opera di qualcuno che è in difficoltà. Ma dopo quel periodo ho trovato la mia strada. Mi sono ritrovato a far parte dell'industria musicale. E come parte dell'industria musicale, pubblicavo album ogni paio d'anni e scrivevo canzoni per cercare di passare in radio. Pensavo al pubblico, alla casa discografica, ai desideri delle stazioni radiofoniche. E così facendo, in realtà scrivevo per loro. Il problema in questo caso è che se scrivi una canzone, qualcuno la vuole nera e qualcun altro la vuole bianca e il risultato finale è un grigio. Alcuni miei brani sono stati belli, ma non so se il mio cuore sia stato in ogni canzone o in ogni album. Ora mi ritrovo un po' più vecchio e in una posizione leggermente diversa", afferma.
"Inoltre, il mio Greatest Hits, che di solito esce quando un artista non c'è più, è già stato pubblicato. Quindi se sono morto per l'industria musicale, significa che non devo più preoccuparmi del lato commerciale. Posso solo pensare alla musica. E così è stato per questo album: sono stato libero di dimenticarmi del pubblico e delle radio. Ho scritto un album leggermente più introverso e cupo. Non un dialogo con il pubblico, ma con me stesso. Scrivere canzoni che siano oneste con se stessi è la cosa più spaventosa, perché gli altri le ascolteranno e conosceranno i tuoi pensieri più oscuri e deboli. E a volte conosceranno quelli più innocenti che preferiresti la gente non sentisse. Ed è proprio questo che ho racchiuso in questo album ed è per questo che ne sono particolarmente orgoglioso".
Il cantautore aggiunge di non avere "una canzone più speciale delle altre. Sento una grande affinità con tutti i brani, sono tutti figli miei - prosegue Blunt -. 'Circles' dal punto di vista musicale mi riporta alla musica da cui sono stato ispirato, al suono che sento di essere. L'argomento è qualcosa in cui mi rivedo e penso che chiunque ci si possa rivedere. 'Time to Time' è crudo, è fatto con il cuore e c'è anche del dolore dentro. Ci sono il desiderio e la solitudine. 'Modern Love' parla di come possiamo essere invisibili. Ci alziamo, andiamo al lavoro e a volte può sembrarci di essere solo un ingranaggio della macchina".
Le guerre -
Parlando infine delle guerre che stanno attanagliando il mondo, Blunt dichiara che "ci troviamo in un momento molto triste dell'esistenza umana, in cui vediamo differenze quando in realtà dovremmo solo evidenziare le somiglianze".