La scacchiera al centro della stanza sulla moquette azzurra e le pareti alternate da legno e carta da parati a pois. Lo studio di Lucio Corsi ha il sapore di un'epoca tramontata, un'estetica tra gli anni Sessanta e Settanta che resiste allo spietato passare del tempo. Lui è appoggiato al pianoforte con il suo stile inconfondibile: cappello bianco e rosso, giacca di pelle, cravatta a righe in tinta, jeans e stivaletti di pelle. Da qui, in un luogo che sembra custodire tutta la sua malinconia, il cantautore toscano si racconta a Tgcom24.
Il nuovo singolo si intitola Napoleone Buonanotte e arriva su tutte le piattaforme venerdì 30 ottobre. Scritto e prodotto da Corsi con Tommaso Ottomano, il brano racconta un personaggio insofferente alla quotidianità, che cerca di sottrarsi agli impegni e viene trascinato fuori dalla propria zona di sicurezza da un innamoramento. La storia, però, non segue la strada delle tipiche canzoni d'amore. Corsi la definisce "una canzone d'amore per la solitudine". Il protagonista parte da casa, scopre il mondo, perde la propria illusione e torna alla propria condizione iniziale. "È bene saperci stare insieme alla solitudine. Come il silenzio, come il non farsi vedere per forza". È un personaggio che porta con sé anche il tema della sconfitta. Waterloo e Napoleone diventano parte di un immaginario che Corsi riconosce nella propria formazione in provincia. "Siamo tutti un po' perdenti con la vittoria in tasca, no? Napoleone è una figura bella, romantica".
La provincia, insomma, non è soltanto un luogo geografico, ma una prospettiva dalla quale osservare le persone. I suoi personaggi hanno qualcosa di comune e insieme di straordinario: sono imperfetti, spesso sconfitti, ma proprio per questo umani. Anche la solitudine, racconta Corsi, ha un rapporto ambivalente con la sua vita. Da una parte è una condizione che ritorna, dall'altra è uno spazio necessario per lavorare. "La solitudine mi è sempre servita tanto per scrivere, per dedicarmi alle canzoni, perché serve la testa totalmente concentrata in quello che deve essere quasi un'ossessione". Non è detto, però, che questa condizione sia sempre facile da conciliare con le relazioni. Quando gli viene chiesto che cosa gli abbia insegnato un amore finito, la risposta è disarmante: "Non ci ho capito niente io, dell'amore a oggi". E poco dopo ammette: "Sento proprio una mancanza quando devo usare del tempo non per la musica". Non lo dice come una conquista o come una formula da difendere a ogni costo. "È anche un problema. Però... mi piace troppo questo problema".
La fantasia come modo di guardare il mondo
La musica, per Corsi, non deve necessariamente limitarsi a raccontare ciò che si vede nella vita di tutti i giorni. Quando gli si chiede se un artista debba prendere posizione attraverso le proprie canzoni, spiega che per lui conta anche il confronto diretto con le persone: "Con le persone che incontro, parlo di quello che accade e cerco, sono incuriosito da quello che pensano gli altri e di dire anche la mia".
Le canzoni, però, restano il luogo in cui si può utilizzare l'immaginazione nel modo più personale. "Una canzone sul vento, sulle onde, per me è una canzone di protesta vera e propria", dice. La fantasia permette di avvicinarsi a ciò che è diverso senza esserne necessariamente spaventati. "Non aver paura di ciò che è strano, diverso, di ciò che è immaginabile. È un po' lì la questione".
Tra i riferimenti che cita c'è Randy Newman, capace di assumere il punto di vista di chi la pensa diversamente da lui e di metterne in evidenza le contraddizioni. È una possibilità che interessa anche a Corsi: spostare la telecamera, cambiare prospettiva, provare a capire ciò che inizialmente appare estraneo. L'immaginazione non serve soltanto a evadere, ma può aiutare a ridurre la paura. "La paura è un po' quello che porta a fare grandi cavolate nel mondo", osserva. Poi precisa: "La musica è trasparente, non si vede, non c'è. È una cosa, ma è poetica per quello, proprio per la sua assenza. È un fantasma". Una dichiarazione che non significa disinteresse per ciò che accade. Corsi è convinto che la musica possa fare la propria parte proprio attraverso l'immaginazione, senza essere costretta a diventare una cronaca in versi. E quando si parla del rapporto con i social e della necessità di esporsi pubblicamente, torna su un punto che considera essenziale: "Prendo posizione facendo canzoni e parlando con le persone che incontro".
Il successo, senza inseguirlo a tutti i costi
Dopo il secondo posto a Sanremo 2025 con "Volevo essere un duro", il Premio della Critica "Mia Martini" e il quinto posto all'Eurovision Song Contest, il pubblico di Corsi si è allargato notevolmente. Il percorso, però, non sembra aver cambiato il modo in cui vuole stare nel mondo della musica. "Su alcune cose di sicuro non ho vacillato perché è il modo che mi hanno insegnato i miei, anche i miei amici, quelle persone che ho avuto intorno, che è l'unico modo giusto di fare le cose nel non fare determinate scelte che ti portano via da quella cosa lì", racconta. La popolarità, dunque, può essere un'opportunità, ma non deve diventare il criterio con cui decidere ogni passo. Corsi non nasconde che gli fa piacere ricevere l'affetto del pubblico, ma non vuole che la necessità di mantenere l'attenzione si trasformi in una pressione capace di condizionare la musica.
"La parabola è naturale, sarà sempre così per tutti noi, la vita va su e giù e non deve essere un peso, deve essere anzi una consapevolezza", spiega. "Il fatto di cercare di mantenere la popolarità a tutti i costi mi porterebbe a fare delle cavolate". "La cosa che mi preoccuperebbe è magari poter fare meno concerti" aggiunge.
Il nuovo studio e i concerti nei palasport
Lo studio in cui si racconta è una parte concreta di questa idea di libertà. Corsi e Tommaso Ottomano lo hanno preso a maggio 2026, cercando uno spazio in cui poter registrare senza essere vincolati agli orari di uno studio tradizionale. "Volevamo trovare un modo per catturare quel tipo di momenti", racconta, riferendosi alle intuizioni che arrivano nei momenti più inaspettati, quando si è a casa, senza la pressione di dover interrompere il lavoro a una certa ora.
Il luogo, spiega, era uno studio jazz degli anni Settanta. "È un miracolo che sia rimasto intatto, c'è sempre meno di luoghi rimasti con quel tipo di... Si vede che hanno avuto cura di mantenere il luogo com'era. Ora è il nostro covo". "Napoleone Buonanotte" è il primo brano registrato in questa sala. E l'uscita del singolo anticipa una nuova fase dal vivo: tra novembre e dicembre Corsi salirà per la prima volta sui palasport, con tre appuntamenti a Firenze, Roma e Milano. La tournée partirà il 27 novembre dal Nelson Mandela Forum di Firenze, proseguirà il 5 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma e arriverà l'11 dicembre all'Unipol Forum di Milano.
Prima dei concerti, però, Corsi vuole continuare a provare le canzoni in contesti più piccoli, insieme alla band al completo. Le prove aperte servono anche a questo: arrivare rodati agli appuntamenti più grandi. "Ogni palco ha la sua dignità pari", dice. E ricorda i tanti anni trascorsi a suonare in locali e bar: "Non perché facciamo tre palazzetti dobbiamo smettere di poterci andare a suonare".
Nei palasport porterà anche alcune canzoni nuove, ancora in fase di lavorazione, per capire come reagisce il pubblico. Il disco, però, arriverà quando sarà pronto. "Mi piglio il tempo che mi serve per fare un disco di cui essere soddisfatto al 100% e poi mi muoverò quando avrò tutte le cose pronte", dice.
È la stessa idea che attraversa il racconto di Napoleone: prendersi il tempo, non farsi trascinare sempre dagli impegni, non confondere il movimento con la necessità di arrivare da qualche parte. Nel suo studio con la scacchiera al centro della stanza, Lucio Corsi sembra voler difendere proprio questo spazio: quello in cui una canzone può nascere senza fretta e la musica può continuare a essere, semplicemente, inutile.