GAS NATURALE LIQUEFATTO

Dal GNL la diversificazione che mette in sicurezza il gas italiano

Dal 13% a un terzo delle forniture in cinque anni: con le navi rigassificatrici di Piombino e Ravenna il gas naturale liquefatto è diventato un pilastro della sicurezza energetica

© Snam

© Snam

Nel 2025 sono approdate in Italia 221 navi cariche di gas naturale liquefatto, contro le 151 dell’anno precedente. Arrivavano dagli Stati Uniti (98 carichi), dal Qatar (54) e dall’Algeria (47), ma anche da Nigeria, Congo e Spagna. Il numero dice quanto sia cambiato il ruolo del GNL in pochi anni: oggi vale circa un terzo delle forniture di gas del Paese, contro il 13% del 2021.

Da strumento di flessibilità commerciale, il GNL è diventato un pilastro della sicurezza energetica. Il motivo è semplice: non dipende da un gasdotto, quindi può arrivare da qualunque Paese produttore raggiungibile via mare e questo gli permette di proteggere il sistema dalle turbolenze geopolitiche e dalla crisi di questa o quella rotta d’approvvigionamento.

I cinque rigassificatori italiani -

 Per trasformare il GNL di nuovo in gas e immetterlo in rete servono i terminali di rigassificazione. In Italia sono cinque e insieme hanno una capacità di rigassificazione di 28 miliardi di metri cubi l’anno: è la terza capacità dell’Unione europea dopo Spagna e Francia, ed è pari a poco meno della metà della domanda nazionale di gas, nonché al volume di gas importato dalla Russia nel 2021, prima del conflitto con l’Ucraina e del successivo stop ai flussi via tubo da Mosca.

Il più grande impianto di questo tipo è Adriatic LNG, al largo di Rovigo, di cui Snam detiene il 30%. Ha 9,5 miliardi di metri cubi di capacità e nel 2025 ne ha immessi in rete 8,2 miliardi: oltre il 40% di tutto il GNL arrivato in Italia e più del 13% dei consumi nazionali.

Il primo realizzato in Italia è invece Panigaglia, vicino a La Spezia, operativo dal 1971, con 3,5 miliardi di metri cubi di capacità. Al largo di Livorno opera dal 2013 la FSRU Toscana, di cui Snam ha preso il pieno controllo nel 2026: 5 miliardi di metri cubi di capacità annua di rigassificazione e 4,2 miliardi rigassificati nel 2025.

Le navi di Piombino e Ravenna -

 Le novità degli ultimi anni sono le due navi rigassificatrici acquistate da Snam su mandato del Governo, ciascuna delle quali può rigassificare fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno.
La Italis LNG di Piombino è in esercizio da luglio 2023. Nel 2025 è stato uno dei terminali più utilizzati in Europa e ha immesso in rete circa 4,2 miliardi di metri cubi.
La BW Singapore, al largo di Punta Marina, a Ravenna, è entrata in esercizio commerciale a giugno 2025 e nella seconda parte dell’anno ha già cominciato a fornire il proprio contributo alla sicurezza energetica del Paese.

Il GNL contro l’instabilità geopolitica -

 La diversificazione si legge nei Paesi di provenienza. Nel 2024 il Qatar era il primo fornitore di GNL, con il 36% dei carichi. Nei primi otto mesi del 2026, dopo la crisi di Hormuz, i carichi dal Qatar sono scesi a 13 su 145, mentre dagli Stati Uniti ne sono arrivati 96. Il resto è venuto da Algeria, Nigeria, Mauritania/Senegal, Trinidad e Tobago, Congo e Guinea Equatoriale.

Nello stesso periodo l’Italia ha importato oltre 13 miliardi di metri cubi di GNL, il 32% degli approvvigionamenti. Insieme al gas algerino che arriva a Mazara del Vallo, è la prima fonte di gas del Paese.

Avere più terminali significa poter cambiare punto di provenienza nell’eventualità che una rotta si chiuda. E i volumi in gioco sono grandi: secondo i dati Snam, una sola ora di rigassificazione del terminale di Piombino immette in rete il gas che serve per un anno di riscaldamento e acqua calda di 8 ospedali.

I contenuti di questa pagina sono stati prodotti in collaborazione con Snam