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Roberto Benigni compie gli anni: ascesa, successi e metamorfosi del giullare toscano

Dalla collaborazione teatrale con Bertolucci alla vittoria agli Oscar, fino ai recital sulla Divina Commedia. Il percorso artistico del mattatore 

© Ansa

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Dalle piazze toscane degli esordi alla consacrazione hollywoodiana, passando per i successi televisivi con i recital danteschi. Roberto Benigni compie oggi 74 anni confermandosi una delle figure più eclettiche, amate e rappresentative della cultura italiana. Attore, comico, regista, sceneggiatore e straordinario "aedo" della Divina Commedia, può contare sul sostegno di Nicoletta Braschi, compagna sia nella vita privata che professionale. 

Gli esordi -

Nato a Castiglion Fiorentino il 27 ottobre 1952, in provincia di Arezzo, Roberto è quarto e ultimo figlio di una coppia di umili origini contadine. Poco dopo la sua nascita, la famiglia si trasferisce a Prato e Benigni mostra, sin da bambino, un carattere espansivo e solare, peculiarità che contraddistingueranno la sua persona anche in età adulta. Dopo il diploma in ragioneria, Roberto comincia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo debuttando a teatro con la compagnia di Paolo Magelli. 

Il grande salto nella comicità d'autore arriva grazie all'incontro con Giuseppe Bertolucci, che cuce su di lui il celebre e dissacrante monologo teatrale di "Cioni Mario di Gaspare fu Giulia". Da lì alla televisione il passo è breve: nel 1980 è co-conduttore del Festival di Sanremo. Durante la kermesse canora il vasto pubblico scopre la sua dirompente irriverenza: dopo uno sketch con la collega Olimpia Carlisi, la bacia per 45 secondi in eurovisione. Ma il più forte "scandalo" è quando chiama Papa Giovanni Paolo II con l'appellativo "Woytylaccio", scatenando interrogazioni parlamentari e reazioni indignate.Questo episodio lo battezza in modo definitivo come un personaggio dall'ironia antisistema. 

I più grandi successi -

Il cinema accoglie presto la sua dirompente maschera comica. Nel 1977 debutta sul grande schermo con "Berlinguer ti voglio bene", sempre di Giuseppe Bertolucci. L'incontro artistico con Massimo Troisi, nel 1984, regala al pubblico il cult "Non ci resta che piangere", film in cui i due comici viaggiano nel tempo. Benigni si cimenta presto anche dietro la macchina da presa, firmando successi come "Il piccolo diavolo", "Johnny Stecchino" e "il Mostro", dove oltre a dirigere le pellicole recita anche il ruolo del protagonista. 

Il premio Oscar -

La consacrazione arriva nel 1997 con "La vita è bella", il suo lavoro emoziona e commuove il mondo intero tanto da arrivare agli Oscar. La notte del 21 marzo 1999 diventa celebre la scena in cui ad annunciare la vittoria del film nella categoria "Miglior film straniero" è un esultante Sophia Loren con: "And the Oscar goes to... Robertooooo!". Benigni, nella sua natura da mattatore, cammina sulle poltrone della platea per andare a ritirare la statuetta. L'opera dell'artista toscano, in quell'edizione, vince tre premi: oltre a "Miglior film straniero", anche "Migliore colonna sonora" e "Miglior attore protagonista". 

Le opere più recenti -

Negli anni successivi continua a calcare i set cinematografici: "Pinocchio" da lui diretto nel 2002, a "La tigre e la neve", fino al film "To Rome with Love" di Woody Allen. Nella pellicola del regista newyorchese interpreta Leopoldo, un uomo comune diventato famoso grazie a un reality show, dove schiere di fotografi lo inseguono per rubargli uno scatto. "Lui è un genio. È brillante, divertente, un creativo puro, tutto istinto. Ha il lato tragico di Chaplin e Buster Keaton, è il vero erede dei giullari che sa unire l'alta cultura e quella bassa. Lavorare con lui è stato un vero privilegio", ha detto Allen del comico toscano. Nel 2021 Roberto riceve il Leone d'Oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia. 

Il "cantore" della Costituzione e della Divina Commedia -

Accanto al cinema, Benigni ha saputo reinventarsi in una sorta di ruolo di divulgatore. Con lo spettacolo "Tutto Dante" ha fatto riscoprire i canti della Divina Commedia a milioni di italiani, unendo filologia e comicità. Un profondo spirito civico lo ha portato in televisione a recitare e spiegare articolo per articolo la Costituzione italiana, ma ha affascinato il pubblico anche con i cicli dedicati ai "Dieci comandamenti". 

Il sodalizio con Nicoletta Braschi -

La vita privata di Roberto Benigni è indissolubilmente legata a quella dell'attrice Nicoletta Braschi. Si sono conosciuti nel 1983 sul set di "Tu mi turbi" e si sono sposati nel 1991, in gran segreto, nel convento di clausura delle suore cappuccine di Cesena. I due hanno condiviso non solo la quotidianità, ma gran parte del percorso professionale. La Braschi è la protagonista femminile e musa ispiratrice di quasi tutti i lavori cinematografici di Benigni. La dedica di Roberto alla moglie, durante il ritiro del premio a Venezia, è celebre: "Non posso fare a meno di guardarti negli occhi, il nostro sodalizio è così lungo che non ti saprei distinguere, le nostre facce si sono fuse. Abbiamo fatto tutto insieme, se qualcosa di buono ho fatto nella mia vita è stato grazie a te, alla tua luce". 

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