Una mamma con due uteri ha dato alla luce due gemelli "diversi". La storia eccezionale, nel vero senso della parola visto che nella letteratura scientifica a livello mondiale la circostanza si è verificata solamente in altri sei casi, arriva da Padova. La 24enne di origine egiziana Manar Ismaili, racconta il Gazzettino, è giunta presso il reparto dell'Azienda Ospedale Università di Padova insieme al marito Abdelrahman quando era incinta di poche settimane. La situazione anatomica della donna era anomala in quanto, all'interno del suo corpo, erano presenti due uteri e non uno come accade "normalmente". L'eccezionalità del caso, però, risiede nel fatto che all'interno di ciascuna cavità stessero crescendo regolarmente due bambini, un maschietto e una femminuccia. I piccoli sono nati in perfette condizioni di salute tramite parto cesareo alla 30esima settimana di gestazione.
La vicenda -
La donna si è presentata nel reparto dell'Azienda Ospedale Università di Padova quando era incinta di poche settimane e... con due uteri. L'eccezionalità del caso non risiede nella presenza di un organo in più nel corpo della donna ma nel fatto che all'interno di ciascuna cavità stesse crescendo regolarmente un bambino. Nella fattispecie, nell'organo muscolare si stavano formando un maschietto e una femminuccia. La gravidanza, giunta alla 30esima settimana, è stata interrotta un mese fa da un cesareo doppio tramite il quale sono venuti al mondo un bimbo di 1 chilo e 930 grammi e una bimba di 1 chilo e 590 grammi. I gemellini "diversi", in perfetta salute, verranno dimessi fra qualche giorno dal reparto di Neonatologia dove si trovano tutt'ora in quanto hanno raggiunto il peso ottimale necessario per tornare a casa in sicurezza.
I due uteri più piccoli del normale e il rischio per la gravidanza -
A raccontare la vicenda è stata la dottoressa Paola Veronese, direttrice dell’Uoc di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova. "Manar è arrivata da noi alla 16esima settimana di gestazione, inviata dai colleghi di San Donà di Piave per la presa in carico e il follow up. Presentava una malformazione congenita che si chiama utero bicorne-bicolle, che riscontriamo nello 0,4% delle donne, e che consiste nella presenza di due cavità uterine separate, ciascuna con un collo. La cosa particolare è che aveva una gravidanza spontanea gemellare, con il maschietto che cresceva in una, e la femminuccia nell'altra: un quadro del genere è descritto in un caso su un milione. I due uteri erano più piccoli del normale e poco elastici, condizione che metteva a rischio la gravidanza", ha ricordato la dottoressa Veronese.
I gemellini "diversi" e i controlli -
I bambini sono gemelli bizigoti ovvero fratellini diversi geneticamente in quanto separati anche per quanto riguarda la placenta. Ogni 15 giorni la giovane mamma è stata sottoposta ai controlli del caso presso il Centro prenatale in quanto affetta anche da diabete mellito di tipo 1. Al raggiungimento della 30esima settimana è arrivato quindi il ricovero. "L'abbiamo accolta in reparto perché si era rotto il sacco del maschietto e quindi siamo intervenuti somministrandole le terapie in modo da ridurre per i bambini le possibili complicanze dell'immaturità. Due giorni dopo, il 23 settembre, l'abbiamo fatta partorire con il cesareo. I neonati stanno bene e saranno dimessi a breve, mentre la mamma dopo quattro giorni è rientrata a casa", ha proseguito la dottoressa Veronese.
Il cesareo necessario -
Di norma, racconta la dottoressa Veronese, per le gravidanze di donne con due uteri, ma con un singolo feto, non c'è l'indicazione al cesareo. "Invece, nella fattispecie la presenza di due nascituri ha incrementato la complessità della situazione e il pericolo che venissero alla luce con largo anticipo, proprio a causa della problematica materna per cui abbiamo predisposto un percorso di sorveglianza personalizzato. In sala parto abbiamo fatto un'incisione ampia sull'addome della donna e abbiamo avuto accesso prima a una cavità, da dove abbiamo estratto il maschietto e successivamente la femminuccia. L'intervento l'ho fatto io, coadiuvata da tutta l'équipe. Ci emozioniamo ogni volta che una delle nostre mamme, e ne abbiamo tante, con condizioni patologiche sue o del feto, giunge a termine: il nostro obiettivo è di arrivare alla nascita in sicurezza di tutti i pazienti che seguiamo. A volte le sfide sono impegnative, ma poi vedere queste nuove famiglie ci ripaga di tutte le fatiche", ha concluso Veronese.