UNIVERSITARI IN SUBBUGLIO

Prima "compagno di studi", oggi nemico: anche negli Usa gli studenti in piazza, ma contro l'IA

Negli Usa migliaia di universitari stanno manifestando per frenare lo sviluppo dell'Intelligenza artificiale. Il timore? L'automazione spazza via i lavori entry-level, rendendo vani gli alti costi affrontati per laurearsi

© Istockphoto

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Mentre in Italia e in Europa l'attenzione mediatica è assorbita dalle manifestazioni di piazza o dai movimenti urbani che vedono protagonisti i giovani, oltreoceano i loro coetanei si stanno rendendo attori di una protesta inedita ma altrettanto rilevante. Si tratta di migliaia di studenti dei campus universitari che stanno scendendo in strada per combattere un "nemico" digitale: chiedono, infatti, alle Big tech e alle istituzioni di mettere un freno e "congelare" lo sviluppo dell'Intelligenza artificiale.

Per cosa protestano -

 I recenti scioperi, che hanno animato le principali città di ben 31 Stati americani, sono stati guidati proprio dal timore che l'Ia stia avanzando troppo velocemente, minacciando i posti di lavoro e la società. E che, nel frattempo, la supervisione pubblica si stia dimostrando inadeguata. Le piazze della protesta, non a caso, si sono riempite di cartelli con slogan inequivocabili come "Freeze AI Now" ("Congelate l'IA ora") e "Pause frontier training now" (che risuona come "Mettete in pausa l'addestramento dei modelli"). Il livello di allarme che si respira tra i giovani universitari è talmente alto che, come ironizza uno degli slogan circolati online, "persino gli introversi sono scesi in strada".

Il cortocircuito: lauree e risparmi sono a rischio? -

 Come racconta il sito Skuola.net, alla base di questa mobilitazione c'è una preoccupazione molto concreta: la perdita di occupabilità. I ragazzi hanno paura che l'Ia possa spazzare via proprio quei lavori entry-level (programmazione base, analisi dati, copywriting) che storicamente rappresentano il primo gradino della carriera dei neolaureati.

Se ciò si verificasse, le nuove generazioni vedrebbero vanificare il gigantesco investimento economico richiesto dal sistema accademico statunitense. Negli Usa, infatti, una laurea media ha costi esorbitanti: si va dai circa 10-11mila dollari all'anno per le università pubbliche statali, fino a superare i 40mila dollari annui per gli atenei privati, portando il costo totale di una laurea quadriennale tra i 40mila e i 160mila dollari, vitto e alloggio esclusi. Proprio per questo, indebitarsi per decine di migliaia di dollari per poi vedersi sostituire da un software è una prospettiva che sta infiammando i campus.

Dai fischi ai big del tech alle leggi sull'Ia -

 Il movimento alla base delle proteste, però, non nasce oggi ma si connette strettamente all'ondata di malcontento andata in scena la scorsa estate. Durante molte delle classiche cerimonie di consegna dei diplomi - quelle, per capirsi, con toghe e lanci di cappelli in aria - in cui a tenere i cosiddetti commencement speech - il più famoso è forse lo "Stay hungry, Stay foolish" pronunciato da Steve Jobs a Stanford una ventina d'anni fa - gli atenei hanno chiamato diversi oratori provenienti dal mondo aziendale e tech, che sono stati sonoramente fischiati proprio nei passaggi in cui elogiavano l'Intelligenza artificiale come la "nuova rivoluzione industriale", mostrando la totale scollatura tra la retorica della Silicon Valley e le paure reali della GenZ.

Il pressing sulla politica -

 La novità delle ultime settimane è che la pressione studentesca sta iniziando a smuovere la politica. Nella maggior parte degli Stati americani sono in fase di discussione disegni di legge per regolamentare l'Ia nell'istruzione e introdurre l'AI Literacy (l'alfabetizzazione all'IA) come requisito fondamentale, cercando di colmare il divario tra ciò che viene insegnato e le nuove richieste del mercato.

Nel frattempo, le voci che arrivano dai college americani non vanno sottovalutate. Come ci ha insegnato il recente passato - si pensi ai movimenti per il clima partiti proprio dai giovanissimi e poi diventati un tema centrale dell'agenda globale - le proteste studentesche sono spesso il primo sismografo di un cambiamento irreversibile.

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