La paura non è per tutti un’emozione negativa: ad Halloween, ad esempio, molti la trovano divertente e amano spaventarsi, sia pure in contesti ben controllati come un film horror o un volo sulle montagne russe. Altri invece la vivono come qualcosa da tenere a distanza il più possibile e preferiscono conoscere in anticipo il finale di un film di fantasmi, o addirittura cambiano canale alle prime scene inquietanti. Alla vigilia di Halloween, la domanda è particolarmente intrigante: perché ciò che affascina qualcuno può mettere a disagio qualcun altro? La risposta non si trova in una semplice distinzione tra coraggiosi e paurosi, ma nel rapporto personale con le emozioni e con ciò che percepiamo come minaccioso.
NON È UNA GARA DI CORAGGIO - Amare i film dell’orrore non significa necessariamente essere più audaci, così come evitarli non equivale a essere timidi e paurosi. Ciascuno di noi differisce per sensibilità, gusti e capacità di tollerare la tensione: c’è chi apprezza l’attesa prima dello spavento, chi ama i misteri e gli enigmi, chi si lascia coinvolgere dalle storie soprannaturali e chi invece non sopporta le atmosfere angoscianti, certe immagini cruente o i rumori improvvisi. Anche la stessa persona può avere reazioni diverse a seconda del contenuto: un thriller psicologico può risultare avvincente, mentre un horror con sangue e mutilazioni può suscitare soltanto repulsione. Non esiste, insomma, un unico modo di divertirsi con la paura, e nemmeno una spiegazione valida per tutti: la psicologia mostra che anche il rapporto con il genere horror è complesso e che caratteristiche come la ricerca di sensazioni intense non bastano da sole a spiegare perché, a volte, amiamo spaventarci.
TROVARE LA PROPRIA SOGLIA DEL BRIVIDO - Perché una sensazione spiacevole può trasformarsi in divertimento? Una possibile chiave è l'intensità dell'esperienza: se la tensione è troppo debole, ci si annoia, ma se diventa eccessiva, il piacere può lasciare spazio al disagio. Tra questi due estremi esiste una zona in cui la paura coinvolge, sorprende e stimola senza risultare insopportabile. Anche la scienza concorda su questo punto. In uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Psychological Science, i ricercatori dell’Università di Aarhus (Danimarca) guidati del prof. Marc Malmdorf Andersen hanno osservato 110 visitatori di un’attrazione horror, monitorandone la frequenza cardiaca e raccogliendo le loro valutazioni. I risultati hanno evidenziato una relazione a U rovesciata tra paura e divertimento: il piacere tendeva a essere maggiore a un livello intermedio di paura, anziché quando lo spavento raggiungeva il massimo. Lo studio non stabilisce una soglia universale, ma suggerisce che ciascuno possa avere un proprio ideale: il brivido piace quando è compatibile con la sensibilità e le aspettative di chi lo prova.
LA CURIOSITÀ PER CIÒ CHE CI INQUIETA – Un altro elemento da tenere in considerazione è il desiderio di conoscere ciò che ci spaventa o ci disturba. Non a caso in psicologia si studia la cosiddetta “curiosità morbosa”, cioè l’interesse per temi legati alla morte, alla violenza, ai pericoli e agli aspetti più inquietanti dell’esistenza: non significa desiderare che accadano eventi terribili, ma voler capire che cosa ci attrae e ci mette a disagio. Un altro studio, realizzato presso l’Università di Pécs (Ungheria e pubblicato nel 2024 su Scientific Reports, ha coinvolto 558 partecipanti e ha esaminato le reazioni a brevi scene horror. I risultati hanno associato una maggiore curiosità morbosa a livelli più alti di eccitazione e divertimento. Anche la percezione che una scena fosse spaventosa e realistica contribuiva a queste reazioni, mentre il disgusto è risultato legato a un minore piacere. La distinzione è interessante: essere incuriositi da una minaccia rappresentata sullo schermo non significa volerla incontrare nella vita reale: il racconto horror permette di esplorare, attraverso l’immaginazione, situazioni che normalmente cercheremmo di evitare. Per qualcuno questa possibilità è affascinante; per altri prevale il bisogno di allontanarsi da immagini e sensazioni spiacevoli.
QUANDO LA PAURA DIVENTA UN'ESPERIENZA CONDIVISA - Anche il contesto può cambiare il modo in cui viviamo uno spavento. Guardare un film inquietante da soli, di notte, non è necessariamente come vederlo con gli amici, commentando le scene e ridendo dopo un colpo di scena. La compagnia può rendere l’esperienza più leggera, offrire rassicurazione e trasformare la tensione in un momento da condividere. Le risate dopo uno spavento, le battute sui mostri e il sollievo quando la scena finisce fanno parte del rituale collettivo dell’horror. Ma neppure la compagnia è una garanzia: se un contenuto è troppo intenso, sentirsi al sicuro accanto agli altri potrebbe non bastare a renderlo piacevole.
HALLOWEEN E IL BRIVIDO GIUSTO CHE PIACE A NOI - Halloween offre molte occasioni per giocare con il mistero e l’inquietudine, ricordando però non si tratta di una dimostrazione di forza e di coraggio. Si può amare l’horror, preferire un giallo, leggere storie di fantasmi oppure scegliere una serata senza mostri e colpi di scena. La paura non è una prova da superare e il divertimento non si misura dalla quantità di spavento che si riesce a sopportare. La vera differenza non è tra chi ha paura e chi non ne ha, ma tra i diversi modi di avvicinarsi a un’emozione che può essere, a seconda delle circostanze, sgradevole, intrigante o persino divertente. E il brivido migliore resta quello che ciascuno sceglie liberamente, senza sentirsi obbligato a spingersi oltre il proprio limite.